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Corsi di formazione 2006 / 2007
I
corsi si terranno presso la sede del Centro Studi Hänsel e Gretel.
A
richiesta tutti i corsi possono essere attivati in qualsiasi zona d'Italia;
in questo caso contenuti e modalità di svolgimento possono essere concordati
con il committente, tenendo conto di specifiche esigenze formative.
Per
ulteriori informazioni rivolgetevi alla nostra segreteria tramite telefono, fax,
e mail, posta.
e mail:
cshg@cshg.it
Centro Studi
Hänsel e Gretel, Corso Roma 8, 10024 Moncalieri
Tel e fax 0116405537
Per iscriversi
SIE srl
Corso Roma 8, 10024 Moncalieri
www.sviluppointelligenzaemotiva.it/Formazione/HomeFormazione.htm
e mail
amministrazione@sviluppointelligenzaemotiva.it
Tel 0116423133
Fax 0116405537
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Conduzione di gruppo
Come imparare a condurre un gruppo
in un contesto sociale, educativo, scolastico, formativo ed organizzativo con la
metodologia del basata sul gioco e sull’intelligenza emotiva.
cinque seminari,
il venerdì ore 14-19; il sabato ore
9 -17,
27 - 28 ottobre 2006; 24-25 novembre
2006; 12-13 gennaio 2007; 9-10 febbraio 2007; 9-10 marzo 2007
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Intelligenza emotiva e
tecniche di ascolto
Come sviluppare le abilità emotive e
relazionali necessarie a a migliorare l’ascolto e a sviluppare l’intelligenza
emotiva degli adulti e dei bambini nella famiglia nella scuola, nel contesto
sociale ed organizzativo.
cinque seminari,
il venerdì ore 14-19; il sabato ore
9 -17,
27 - 28 ottobre 2006; 24-25 novembre
2006; 12-13 gennaio 2007; 9-10 febbraio 2007; 9-10 marzo 2007
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Malattia, morte, trauma: dal
dolore alla speranza
Come ascoltare, parlare e trattare
con i bambini ed adolescenti le dimensioni negative dell’esistenza
cinque seminari,
il venerdì ore 14-19; il sabato ore
9 -17,
27 - 28 ottobre 2006; 24-25 novembre
2006; 12-13 gennaio 2007; 9-10 febbraio 2007; 9-10 marzo 2007
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La valutazione psicologica
della presunta vittima di abuso sessuale secondo il modello
dell’intelligenza emotiva
La valutazione psicologica della
presunta vittima deve fare i conti con una circolazione esplosiva e confusiva di
sentimenti. Sentimenti dei bambini, sentimenti dei familiari, sentimenti degli
autori, sentimenti degli operatori s’intrecciano e richiedono una grande
capacità di intelligenza emotiva. Il Centro Studi Hansel e Gretel ha elaborato
un modello di procedimento valutativo basato sull’intelligenza emotiva che mira
a garantire un atteggiamento rigoroso nella valutazione finalizzato a mettere il
bambino nelle condizioni di esprimere la propria verità e ad evitare al massimo
i rischi della suggestione positiva e negativa.
sei seminari,
il venerdì ore 14-19; il sabato
ore 9 -17
date da destinarsi
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Metodo
Ogni corso prevede una parte
istituzionale e una parte specifica.
La parte istituzionale mira a
coinvolgere la mente e il cuore, la soggettività e la professionalità dei
partecipanti, sviluppandone le competenze sia cognitive che emotive. Sul piano
metodologico vengono proposte in ogni corso tecniche interattive miranti a
stimolare sia la consapevolezza del presente e del passato, sia la creatività e
il cambiamento (role playing, tecniche tratte dallo , psicodramma, dalla gestalt,
dalla conduzione di gruppo, dalla clinica del trauma…). Sul piano dei contenuti
vengono affrontati in ogni corso i seguenti nodi: la consapevolezza,
l’intelligenza emotiva, l’ascolto, il maltrattamento e il trauma, il gruppo. Sul
piano teorico vengono utilizzati riferimenti eterogenei, ma convergenti sulla
centralità del rispetto, dell’ascolto e del recupero dell’infanzia (dal modello
relazionale in psicoanalisi a contributi più recenti di autori come Alice
Miller, Thomas Gordon, Daniel Goleman).
La parte specifica consente
l’approfondimento degli obiettivi formativi specifici per ogni corso.
L'originalità della nostra proposta formativa, che comincia ad essere
apprezzata da diverse strutture ed istituzioni in diverse regioni italiane,
si fonda su un'attenzione specifica e approfondita al metodo della
formazione oltre che ai contenuti. "Il mezzo è il messaggio", diceva Mac
Luhan. Il modo con cui parliamo ai bambini è altrettanto, se non più
importante, del contenuto delle nostre parole. I genitori non trasmettono ai
figli ciò che pensano o ciò che dicono, ma ciò che fanno e ciò che sono. Per
es. un genitore che ha un'ideologia democratica e progressista in materia di
rapporti tra i sessi che poi, nei fatti, svaluta il proprio partner e
disprezza l'altro sesso, non trasmette ai figli il proprio pensiero
ideologico, ma il proprio "metodo" di vita, il proprio modello di
comportamento svalutante e disprezzante. A scuola gli insegnanti prima
ancora dei contenuti culturali trasmettono il loro modo di essere e di
rapportarsi al sapere. E' ben noto che l'interesse o il rifiuto degli
allievi per una materia scolastica può essere ampiamente condizionato
dall'interesse o dal rifiuto nei confronti della persona dell'insegnante e
del suo metodo.
Un metodo che passivizza
gli interlocutori, che utilizza esclusivamente la modalità della lezione,
che si rivolge esclusivamente alla "testa" dei partecipanti, non ponendosi
il problema di coinvolgere il loro "cuore", è un metodo contraddittorio
rispetto alla finalità di aumentare la sensibilità e l'attivazione sia
cognitiva, che emotiva degli operatori sui temi del disagio, del
maltrattamento o dell'abuso.
Facciamo alcuni esempi. Un metodo formativo, intellettualistico e
cattedratico, veicola messaggi deformanti e antagonisti ai contenuti che si
vogliono trasmettere in materia di relazione educativa o di prevenzione
della sofferenza dei minori. Al contrario un metodo formativo che stimola
per es. psicologi od operatori sociali a sperimentare le difficoltà emotive
e relazionali che inevitabilmente s'incontrano, affrontando casi di disagio
minorile o di maltrattamento all'infanzia, consente un utile orientamento,
anche teorico, sui problemi operativi ed emotivi che si devono affrontare
nella prassi quotidiana.
Un formatore che imposta un corso sull'ascolto senza stimolare l'attivazione
dei suoi allievi e senza dimostrare una capacità di interazione e di
ascolto, finisce per dare un messaggio paradossale: "Vi spiego come si
ascolta e vi faccio vedere come non si ascolta". Al contrario un corso di
formazione, capace di alternare momenti di gioco e momenti di elaborazione
emotiva e riflessiva - permette ai partecipanti di sperimentare in modo vivo
e concreto problemi di comunicazione e di ascolto e consente al formatore di
trasmettere in modo più efficace schemi e concetti teorici.
Un corso di educazione sessuale per bambini o ragazzi impostato
esclusivamente sulla lezione a contenuto igienico-sanitario, trasmette un
forte messaggio a partire dal metodo stesso: al di là dei contenuti più o
meno adeguati, dice ai bambini o agli adolescenti che i problemi legati alla
sessualità sono costituiti essenzialmente da una carenza di informazioni,
dice che i problemi affettivi ed emotivi connessi alla sessualità non
possono essere fatti oggetto di parola e di riflessione, dice che sulla
sessualità esistono i competenti (per es. l'adulto che sta "insegnando") e i
non competenti (per es. gli allievi che stanno ascoltando). Al contrario un
corso di educazione sessuale con le tecniche interattive elaborate dal
Centro Studi Hansel e Gretel, comunica, già a partire dal metodo scelto, che
ciò che fa problema nella sessualità sono in primo luogo gli aspetti
affettivi e relazionali, che il sapere e l'ignoranza sono componenti
dell'esperienza di ciascuno, che la sessualità è normalmente costituita da
aspetti piacevoli e da aspetti problematici e conflittuali, che è possibile
e nel contempo liberante imparare a condividere e comunicare - in un clima
di rispetto reciproco - ansie, dubbi, paure, difficoltà, desideri
concernenti la sessualità e l'affettività.
Un metodo per comunicare e
far crescere
La metodologia formativa, elaborata, sottoposta a verifica e sempre oggetto
di riflessione interna da oltre dieci anni, nella prassi del Centro Studi
Hansel e Gretel, rinvia ad alcune parole chiave: soggettività, intelligenza
emotiva, piccolo gruppo, comprensione, responsabilità, gioco, esperienza.
Soggettività
La più grande risorsa per prevenire la sofferenza dei bambini e le varie
forme di violenza ai danni dell'infanzia sta nel far crescere la
soggettività e la responsabilità degli adulti che vivono accanto ai minori.
La soggettività è la capacità di un soggetto adulto, impegnato in un ruolo
familiare o sociale a contatto con bambini o adolescenti, di ascoltare,
definire ed esprimere i propri bisogni, compreso il proprio bisogno di
essere sostenuto ed aiutato ad affrontare le proprie impegnative
responsabilità a contatto con figli, allievi o minori in carico
professionale. La soggettività comprende gli aspetti professionali ed umani,
cognitivi ed affettivi dell'educatore, dell'operatore o del professionista
dell'infanzia o dell'adolescenza. Il nostro metodo valorizza la soggettività
del destinatario della formazione, favorendo la sua partecipazione cognitiva
ed emotiva al percorso formativo.
Si tratta di favorire non solo l'attivazione, ma anche la
consapevolezza e l'ascolto di sé dei destinatari della formazione (siano
essi grandi o piccini) al fine di sviluppare la loro "intelligenza emotiva".
Per intelligenza emotiva intendiamo fra l'altro la capacità di riconoscere e
mettere in parola il mondo dei sentimenti e delle emozioni associato alle
esperienze e alle relazioni, la capacità di controllare gli impulsi emotivi
senza reprimerli e senza neppure farsene travolgere; la capacità di
sviluppare l'efficienza mentale e la comprensione della realtà e di
motivarsi in modo globale (con la razionalità e con l'emotività) al
raggiungimento di obiettivi e finalità di crescita, di educazione, di
tutela; la capacità di percepire e comprendere le emozioni altrui, riuscendo
ad essere sensibili ed empatici.
Il piccolo gruppo, dotato di stabilità e continuità, è il contesto ottimale
dove svolgere l'intervento formativo, perché favorisce fra i partecipanti
condizioni di conoscibilità reciproca e di rassicurazione, indispensabili
per uscire dall'ansia, dalla diffidenza, dall'inautenticità, dalla
presentazione difensiva di falsi Sé e per far emergere problemi reali. Nel
gruppo non si parte dalla teoria, anche se ad essa si può e si deve
pervenire: il formatore non impone un sapere predefinito, non fa prediche,
non sale in cattedra, ma innanzitutto tende a facilitare la costruzione di
un buon clima utile alla comunicazione, alla riflessione e all'apprendimento
a partire dall'esperienza.
Si tratta di costruire nel gruppo di formazione un clima dove prevalga
l'atteggiamento di comprensione empatica, di rispetto reciproco e di
solidarietà e dove vengano meno, per quanto possibile, gli atteggiamenti di
giudizio critico, che inibiscono la comunicazione e l'elaborazione delle
difficoltà reali. Si cerca in ogni modo di contrastare gli atteggiamenti di
colpevolizzazione nei confronti della vita emotiva o nei confronti del
proprio o dell'altrui operato. Si tratta di favorire al massimo
l'espressione autentica e differenziata dei problemi, dei punti di vista,
dei sentimenti. Si tratta di evitare la colpevolizzazione per favorire
contestualmente la consapevolezza e l'impegno sulle responsabilità
psicologiche, relazionali, giuridiche, professionali, legate agli specifici
ruoli istituzionali di educazione, assistenza, cura, tutela dei minori.
L'esperienza del gioco attiva la soggettività nelle sue componenti razionali
ed emotive. Il formatore propone giochi finalizzati a far vivere situazioni
capaci in qualche modo di presentificare l'esperienza professionale e
relazionale a contatto con minori, un'esperienza che può essere
successivamente elaborata sul piano emotivo e riflessivo. Le proposte di
gioco comprendono tecniche di psicodramma, sociodramma, role playing,
Gestalt, giochi di simulazione, di cooperazione, di elaborazione dei
conflitti, di percezione del Sé e dell'altro, di fiducia. Tali proposte sono
state opportunamente adattate alle diverse specifiche tematiche formative, e
sono modulabili in relazione alle specifiche esigenze del gruppo di
formazione.
Il gioco rinvia all'esperienza problematica che si vuole elaborare, la
rappresenta, la rievoca e nel contempo propone un'esperienza nuova, altra
rispetto a quella che si è già verificata, al fine di rivedere e rielaborare
i problemi e le difficoltà dell'esperienza quotidiana. I processi di
apprendimento e di formazione risultano più efficaci se i contenuti teorici
non vengono trasmessi in modo astratto, bensì vengono ad appoggiarsi
all'elaborazione dell'esperienza, sia quella che si produce nel "qui e ora"
del gruppo attraverso il gioco, sia quella che riguarda l'impegno e
l'attività quotidiana. E' senz'altro vero che non c'è nulla di più concreto
di una buona teoria, ma a condizione che questa teoria sappia dimostrare di
prendere avvio e di trovare verifica nell'esperienza, sapendola illuminare
ed orientare.
Consapevolezza
Consapevolezza è la capacità
della mente di sopportare, di comprendere, di elaborare, di metabolizzare la
verità: la verità del mondo interno, che è costituita da limiti e da
potenzialità, da sentimenti positivi e da sentimenti nocivi; la verità del
mondo esterno che è fatta di amore e di violenza, di vita e di morte. La
consapevolezza consente di accettare la realtà riducendo la depressione e
incrementando la gioia.
Il Centro Studi Hansel e Gretel è sorto da un lavoro di riflessione sui
testi di Alice Miller, che ha dimostrato come i comportamenti di violenza e
di strumentalità degli adulti a danno di tutti i soggetti deboli ed
indifesi, fra cui i bambini, siano in qualche misura causati dalla rimozione
della sofferenza infantile. Sul piano teorico è stato approfondito quel
filone della psicoanalisi, che ha elaborato un modello relazionale della
mente (in contrapposizione al modello “pulsionale”) e che ha evidenziato il
ruolo dell’ambiente nella determinazione della sofferenza infantile (da
Sàndor Ferenczi alla psicologia del Sé di Kohut, da Winnicott a Mitchell).
Sul piano della tecnica sono stati approfonditi ed utilizzati apporti dello
psicodramma classico e della terapia della Gestalt. Sono stati assunti e
metabolizzati schemi e concetti di autori contemporanei sensibili alle
tematiche dell’ascolto e del rispetto della vita emotiva (Goleman, Gordon ed
altri). E’ stata studiata ed acquisita la letteratura del movimento contro
il “Child abuse and neglect” e dei centri specialistici che si occupano da
decenni di maltrattamento all’infanzia.
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