Malattia, morte, trauma: dal
dolore alla speranza
Come ascoltare, parlare e trattare
con i bambini ed adolescenti le dimensioni negative dell’esistenza
Malattia, morte, trauma sono tra loro collegate. Avvicinarsi emotivamente
ad un soggetto traumatizzato è difficile. Il soggetto traumatizzato
rappresenta, personifica ed evoca la fragilità e la debolezza della
condizione umana, ricorda quanto questa condizione sia strutturalmente
esposta al cambiamento brusco ed imprevedibile, alla radicale perdita di
controllo, al confronto con la malattia e con la morte. La vittima di un
trauma, rimasta in condizione di solitudine, priva di un sostegno
cognitivo, di un sostegno pratico, di un sostegno emotivo può andare
incontro a malattia, può manifestare sintomi post-traumatici o una vera e
propria sindrome post-traumatica. Un trauma non elaborato può suscitare un
violento attacco all’autostima, e produrre stressanti sensi di colpa ,
innescando comportamenti autodistruttivi o distruttivi, tra cui, nei casi
più gravi, il suicidio. I nessi tra malattia, morte e trauma sono numerosi
ed assumono varie direzioni. La notizia di una malattia potenzialmente
mortale può causare effetti traumatici. Così come possono determinare un
trauma sia l’impatto con il rischio o con la realtà della morte fisica, sia
l’impatto con la prospettiva dell’annientamento del Sé (ovvero della morte
psichica) . D’altra parte la paura della morte può generare un’ansia nociva
e logorante tale da contribuire alla genesi di malattie. E l’incapacità di
prevenire e di trattare la malattia può accelerare la morte.
La rimozione e l’evitamento sistematico fanno sì che su queste esperienze si
accumulino una grande ignoranza e una grande incompetenza da parte degli
individui e da parte dell’intera comunità sociale. Non si sa come parlarne,
come affrontarle, come aiutare le persone a rapportarsi ad esse.
La malattia, la morte, il trauma sollecitano nella comunità sociale da un
lato atteggiamenti di rifiuto, di indifferenza e di insensibilità,
dall’altro di curiosità sensazionalista e non partecipe. Spesso si lasciano
da sole le persone, piccole e grandi, alle prese con situazioni di grave
malattie o lutto. La scelta difensiva è spesso quella di fingere, di far
finta di niente, di voltarsi dall’altra parte soprattutto con i bambini. La
scusa è quella che sono piccoli e non capiscono oppure che non si vuole
riaprire una ferita per evitare che soffrano inutilmente.
In realtà sono gli adulti ad essere incapaci di consapevolezza, di
riflessione e di dialogo con i bambini sui temi della violenza, della
malattia e della morte. Così si finisce per disprezzare la capacità dei
soggetti in età evolutiva di accorgersi che attorno a loro esistono i segni
della violenza della malattia e della morte, si finisce per derubarli di
informazioni importanti; li si lascia soli di fronte ad angosce ed
inquietudini legate alla malattia, alla morte, alla violenza; li si priva
delle più grandi risorse per affrontare queste dimensioni negative
dell’esistenza: la comunicazione, la condivisione, la solidarietà fra gli
esseri umani, grandi e piccini, come premessa per cambiare ciò che è
possibile cambiare e per accettare ciò che non è possibile cambiare,
mantenendo comunque viva una realistica speranza.
1.
Le istituzioni sociali e sanitarie di fronte
alla malattia e alla morte.
2.
La gestione del dolore dei pazienti e dei
familiari di fronte alla malattia e alla morte.
3.
L’elaborazione fisiologica e patologica del
lutto.
4.
Fenomenologia e caratteristiche del trauma
psichico. Trauma acuto e trauma complesso. Le reazioni fisiologiche e
patologiche al trauma. La sindrome post-traumatica da stress.
5.
La tecnica del debriefing e i suoi effetti;
l’elaborazione cognitiva ed emotiva del trauma.
6.
La mente come contenitore e i meccanismi
difensivi di fronte ad una sofferenza non elaborabile.
7.
La funzione mentale della consapevolezza come
capacità di contenimento e di elaborazione della sofferenza
8.
Panoramica sulle tecniche di prevenzione,
terapia, meditazione e sviluppo intelligenza emotiva per potenziare la
consapevolezza.
1.
Comprendere le difese e le resistenze
psicologiche e sociali di fronte alla malattia, alla morte e alla violenza.
2.
Riconoscere l’importanza di affrontare i temi
della malattia, della morte, della violenza nel lavoro didattico ed
educativo con bambini ed adolescenti.
3.
Apprendere elementi di psicologia del trauma.
4.
Acquisire informazioni sulla tecnica del
debriefing o su altre tecniche per aiutare soggetti vittime o coinvolti in
incidenti, eventi violenti o catastrofici.
1.
Sviluppare e sperimentare tecniche di
comunicazione e dialogo sui temi della malattia, della morte e del trauma
con adulti e con bambini.
2.
Aumentare la capacità di comprendere e
padroneggiare le difese dal riconoscimento della malattia, della morte e del
trauma.
3.
Comprendere i bisogni di ascolto, confronto e
dialogo dei bambini sui temi della malattia, della morte e della violenza.
4.
Comprendere e sperimentare tecniche di sviluppo
della consapevolezza.
Programma
Il corso si articola in cinque seminari che si terranno il venerdì dalle
ore 14 alle ore 19, e il sabato dalle ore 9 alle ore 17
27 - 28 ottobre 2006
La funzione psichica della consapevolezza. Che cos’è e perché
produce benessere e cambiamento?
24 - 25 novembre 2006
Psicologia del trauma e tecniche preventive e terapeutiche
per aiutare soggetti vittime o coinvolti in eventi traumatici
12 - 13 gennaio 2007
Bambini ed adulti, individui ed istituzioni di fronte al
compito di riconoscere ed ascoltare la malattia.
9 - 10 febbraio 2007
Di fronte alla morte non seppelliamo le emozioni
9 - 10 marzo 2007
Malattia, morte, trauma: dal dolore alla speranza. Come ascoltare, parlare e
trattare le dimensioni negative dell’esistenza
Docenti e conduttori di gruppo
Claudio Foti,
psicoterapeuta, Direttore scientifico del Centro Studi Hansel e Gretel
Nadia Bolognini,
psicologa
Claudio Bosetto,
insegnante
Valeria Camerone, psicologa
Anna Lungo, psicologa
Barbara Martino,
psicoterapeuta
Paola Murdocca,
psicologa
Rosa Napolitano,
psicologa
Evelin Ramonda,
psicologa