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Calendario
Seminario (comune a tutti i
corsi)
11 – 12 aprile
L’intelligenza emotiva, La cura delle
emozioni e le emozioni della cura
Claudio Foti
Seminari specifici del corso
Psicoterapia del trauma ad
orientamento analitico ed approccio integrato
La psicoterapia del trauma. Quale
specificità e quale impegno dello psicoterapeuta?
venerdì 23 maggio 2008, ore 14-18
sabato 24 maggio 2008, ore 9-13 / 14-17
docenti:
Claudio Foti, psicoterapeuta, direttore scientifico Centro Studi
Hansel e Gretel
Marinella Malacrea,
neuropsichiatra
infantile e psicoterapeuta, Centro Tiama (Tutela Infanzia
Adolescenza Maltrattata), Milano
Le tecniche di approfondimento nella
psicoterapia del trauma: psicoterapie intensive, psicodramma, EMDR
venerdì 20 giugno 2008, ore 14-18
sabato 21 giugno, ore 9-13 / 14-17
docenti:
Claudio Foti
L’approccio sistemico e multimodale
nella psicoterapia nel trauma
venerdì 26 settembre 2008, ore 14-18
sabato 27 settembre 2008, ore 9-13 / 14-17
docenti:
Claudio Foti
Marinella Malacrea,
neuropsichiatra
infantile e psicoterapeuta, Centro Tiama (Tutela Infanzia
Adolescenza Maltrattata), Milano
Il trauma, una prospettiva
psicoanalitica.
venerdì 10 ottobre 2008, ore 14-18
sabato 11 ottobre
2008, ore 9-13 / 14-17
docenti:
Claudio Foti
Massimo Vigna
Taglianti,
psicoanalista, membro associato SPI e IPA
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Presentazione
“Non è difficile comprendere perché i
sintomi dissociativi siano così diffusi, considerato che negli Stati
Uniti una donna su tre e un uomo su cinque sono stati in qualche
modo abusati o sfruttati prima dei 18 anni. Ciò significa che più di
70 milioni di persone sono altamente vulnerabili” (M. Steinberg, M.
Schnall)
L’attuale diffusione dei disturbi
dissociativi è ingiustificata. La dissociazione può essere trattata
e curata. Eppure è così ampiamente non riconosciuta e mal
diagnosticata che i danni sia in termini di benessere, sia in denaro
sperperato in cure inappropriate, sono enormi.” (M. Steinberg, M.
Schnall)
Più volte nel corso del Novecento i
terapeuti hanno avuto problemi analoghi ai loro pazienti nel
considerare il trauma e nel ricordare il passato e hanno steso il
velo dell’oblio sulle conoscenze precedentemente acquisite sul
trauma stesso (van der Kolk). Il soggetto traumatizzato risulta
spesso antipatico agli stessi datori di cura e tende ad essere più
colpevolizzato piuttosto che compreso. Il soggetto traumatizzato
rappresenta e personifica la fragilità e la debolezza della
condizione umana, ricordando quanto questa condizione sia
strutturalmente esposta al cambiamento brusco ed imprevedibile ed
alla more. Esiste un grande ritardo da parte degli psicoterapeuti
nella capacità di comprendere il trauma psicologico, come evento che
può spiegare il comportamento umano. Psicoterapia e psichiatra
hanno impiegato molto tempo a riconoscere le reazioni traumatiche
nei bambini, a considerare le dimensioni endemiche della violenza
(psicologica, fisica, sessuale) all’infanzia, a definire la sindrome
post-traumatica, ad avvicinarsi ai bisogni di cura dei soggetti
traumatizzati. Le psicoterapie che tentano di affrontare il trauma
sono spesso evitanti: sia il terapeuta che il paziente resistono
alla prospettiva di avvicinarsi alla sofferenza traumatica con la
fiducia di poterla riattraversare e rielaborare. Alle persone
traumatizzate viene fatta spesso una diagnosi che cronicizza la loro
carriera psichiatrica e viene somministrata una cura inadeguata,
basata sull’evitamento del trauma.
“Nessun dolore è tanto intenso quanto
il dolore che si rifiuta di affrontare e nessuna sofferenza è tanto
duratura quanto la sofferenza che si rifiuta di riconoscere” (Cermak,
Brown, 1982)
Un trauma avvenuto in età infantile può
contribuire alla genesi di una serie di comportamenti devianti (per
es. comportamenti impulsivi o condotte sessuali irriguardose verso
il sé o verso l’altro) o di disturbi psichiatrici, come il
disturbo borderline della personalità, il disturbo della
somatizzazione, i disturbi dissociativi, l’automutilazione, i
disturbi alimentari . Diverse ricerche hanno dimostrato che alcune
sindromi psichiatriche diagnosticabili in asse I come la
depressione sono in comorbilità con il disturbo post-traumatico.
Ovviamente sarebbe rischioso ed ingenuo pensare che esistano
relazioni causali biunivoche tra la vittimizzazione traumatica e
determinati disturbi psichiatrici o che il trauma possa spiegare da
solo la definizione dell’intera personalità dell’individuo. Non di
meno l’impegno dello psicoterauta alla comprensione della situazione
traumatica, vissuta dal paziente rappresenta un elemento importante
della risposta di cura nei confronti di tale soggetto. Se i
clinici negano la verità fondamentale delle esperienze storiche
vissute dal paziente, rischiano di misconoscere un aspetto
fondamentale della vita di questi pazienti e cioè quanto la loro
sofferenza nel presente debba essere considerata alla luce degli
schemi e delle modalità difensive ripetitive con cui viene
riattivato il passato traumatico. I clinici rischiano inoltre di
riattualizzare con la propria incomprensione le incomprensioni
subite dal paziente al momento del trauma, aumentando così
l’impotenza, l’isolamento e la difficoltà del soggetto traumatizzato
a comprendere se stesso e i propri sintomi. La psicoterapia del
trauma deve aiutare il paziente a liberarsi dal condizionamento
ripetitivo ed ansiogeno degli eventi del passato per poter imparare
a vivere più serenamente il presente e per cercare di aprirsi al
futuro, liberandosi dalla tendenza alla rinuncia ad una parte delle
proprie risorse umane e relazionali e all’evitamento di tutto ciò
che può ricordare ed evocare gli eventi traumatici (Herman).
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