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Corsi di formazione 2008

4. Malattia, morte, trauma. Dal dolore alla speranza

Presentazione del corso e calendario

Contenuti ed obiettivi

 

Calendario

 

Primo seminario (comune a tutti i corsi)

14 - 15 marzo

La consapevolezza

Claudio Foti


Secondo seminario (comune a tutti i corsi)

11 – 12 aprile

L’intelligenza emotiva

Claudio Bosetto, Claudio Foti


Seminari specifici del corso

Malattia, morte, trauma. Dal dolore alla speranza: come ascoltare, parlare e trattare le dimensioni negative dell’esistenza

 

9 – 10 maggio

Psicologia del trauma e tecniche preventive e terapeutiche per aiutare soggetti vittime o coinvolti in eventi traumatici

 

6 – 7 giugno

Bambini ed adulti, individui ed istituzioni di fronte al compito di riconoscere ed ascoltare la sofferenza

 

12 - 13 settembre

Dal dolore alla speranza: come ascoltare, parlare e trattare le dimensioni negative dell’esistenza

 

 

Presentazione

 

Malattia, morte, trauma  sono tra loro collegate. Avvicinarsi emotivamente ad un soggetto traumatizzato è difficile. Il soggetto traumatizzato rappresenta, personifica ed evoca la fragilità e la debolezza della condizione umana, ricorda quanto questa condizione sia strutturalmente esposta al cambiamento brusco ed imprevedibile, alla radicale perdita di controllo, al confronto con la malattia e con la morte.  La vittima di un trauma, rimasta in condizione  di solitudine, priva di un sostegno cognitivo, di un sostegno pratico, di un sostegno emotivo può andare incontro a  malattia, può manifestare sintomi post-traumatici  o una vera e propria sindrome post-traumatica. Un trauma non elaborato può suscitare un violento attacco all’autostima, e produrre stressanti sensi di colpa , innescando comportamenti autodistruttivi o distruttivi, tra cui, nei casi più gravi, il suicidio. I nessi tra malattia, morte e trauma sono numerosi ed assumono varie direzioni.  La notizia di una malattia potenzialmente mortale può causare effetti traumatici. Così come  possono determinare un trauma sia l’impatto con il rischio o con la realtà della morte fisica, sia l’impatto con la prospettiva dell’annientamento del Sé (ovvero della morte psichica) .  D’altra parte la paura della morte può generare un’ansia nociva e logorante tale da contribuire alla genesi di malattie.  E l’incapacità di prevenire e di trattare la malattia può accelerare la morte.

La rimozione e l’evitamento sistematico fanno sì che su queste esperienze si accumulino una grande ignoranza e una grande incompetenza da parte degli individui e da parte dell’intera comunità sociale. Non si sa come parlarne, come  affrontarle, come aiutare le persone a rapportarsi ad esse. 

La malattia, la morte, il trauma  sollecitano nella comunità sociale da un lato atteggiamenti di rifiuto, di indifferenza  e di insensibilità, dall’altro di curiosità sensazionalista e non partecipe. Spesso si lasciano da sole le persone, piccole e grandi, alle prese con situazioni di grave malattie o lutto.  La scelta difensiva è spesso quella di fingere, di far finta di niente, di voltarsi dall’altra parte soprattutto con i bambini. La scusa è quella che sono piccoli e non capiscono oppure che non si vuole riaprire una ferita per evitare che soffrano inutilmente.

In realtà sono gli adulti ad essere incapaci di consapevolezza, di riflessione e di dialogo con i bambini sui temi della violenza, della malattia e della morte. Così si finisce per disprezzare la capacità dei soggetti in età evolutiva di accorgersi che attorno a loro esistono i segni della violenza della malattia e della morte, si finisce per  derubarli di informazioni importanti;  li si lascia soli di fronte ad angosce ed inquietudini legate alla malattia, alla morte, alla violenza; li si priva  delle più grandi risorse per affrontare queste dimensioni negative dell’esistenza: la comunicazione, la condivisione, la solidarietà fra gli esseri umani, grandi e piccini,  come premessa per cambiare ciò che è possibile cambiare e per accettare ciò che non è possibile cambiare, mantenendo comunque viva una realistica speranza.