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Calendario
Primo seminario (comune a tutti i corsi)
14 - 15 marzo
La consapevolezza
Claudio Foti
Secondo seminario (comune a tutti i
corsi)
11 – 12 aprile
L’intelligenza emotiva
Claudio Bosetto, Claudio Foti
Seminari specifici del corso
Malattia, morte, trauma. Dal dolore alla
speranza: come ascoltare, parlare e trattare le dimensioni negative
dell’esistenza
9 – 10 maggio
Psicologia del trauma e tecniche
preventive e terapeutiche per aiutare soggetti vittime o coinvolti
in eventi traumatici
6 – 7 giugno
Bambini ed adulti, individui ed
istituzioni di fronte al compito di riconoscere ed ascoltare la
sofferenza
12 - 13 settembre
Dal dolore alla speranza: come
ascoltare, parlare e trattare le dimensioni negative dell’esistenza
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Presentazione
Malattia, morte, trauma sono tra loro
collegate. Avvicinarsi emotivamente ad un soggetto traumatizzato è
difficile. Il soggetto traumatizzato rappresenta, personifica ed
evoca la fragilità e la debolezza della condizione umana, ricorda
quanto questa condizione sia strutturalmente esposta al cambiamento
brusco ed imprevedibile, alla radicale perdita di controllo, al
confronto con la malattia e con la morte. La vittima di un trauma,
rimasta in condizione di solitudine, priva di un sostegno
cognitivo, di un sostegno pratico, di un sostegno emotivo può andare
incontro a malattia, può manifestare sintomi post-traumatici o una
vera e propria sindrome post-traumatica. Un trauma non elaborato può
suscitare un violento attacco all’autostima, e produrre stressanti
sensi di colpa , innescando comportamenti autodistruttivi o
distruttivi, tra cui, nei casi più gravi, il suicidio. I nessi tra
malattia, morte e trauma sono numerosi ed assumono varie direzioni.
La notizia di una malattia potenzialmente mortale può causare
effetti traumatici. Così come possono determinare un trauma sia
l’impatto con il rischio o con la realtà della morte fisica, sia
l’impatto con la prospettiva dell’annientamento del Sé (ovvero della
morte psichica) . D’altra parte la paura della morte può generare
un’ansia nociva e logorante tale da contribuire alla genesi di
malattie. E l’incapacità di prevenire e di trattare la malattia può
accelerare la morte.
La rimozione e l’evitamento sistematico
fanno sì che su queste esperienze si accumulino una grande ignoranza
e una grande incompetenza da parte degli individui e da parte
dell’intera comunità sociale. Non si sa come parlarne, come
affrontarle, come aiutare le persone a rapportarsi ad esse.
La malattia, la morte, il trauma
sollecitano nella comunità sociale da un lato atteggiamenti di
rifiuto, di indifferenza e di insensibilità, dall’altro di
curiosità sensazionalista e non partecipe. Spesso si lasciano da
sole le persone, piccole e grandi, alle prese con situazioni di
grave malattie o lutto. La scelta difensiva è spesso quella di
fingere, di far finta di niente, di voltarsi dall’altra parte
soprattutto con i bambini. La scusa è quella che sono piccoli e non
capiscono oppure che non si vuole riaprire una ferita per evitare
che soffrano inutilmente.
In realtà sono gli adulti ad essere
incapaci di consapevolezza, di riflessione e di dialogo con i
bambini sui temi della violenza, della malattia e della morte. Così
si finisce per disprezzare la capacità dei soggetti in età evolutiva
di accorgersi che attorno a loro esistono i segni della violenza
della malattia e della morte, si finisce per derubarli di
informazioni importanti; li si lascia soli di fronte ad angosce ed
inquietudini legate alla malattia, alla morte, alla violenza; li si
priva delle più grandi risorse per affrontare queste dimensioni
negative dell’esistenza: la comunicazione, la condivisione, la
solidarietà fra gli esseri umani, grandi e piccini, come premessa
per cambiare ciò che è possibile cambiare e per accettare ciò che
non è possibile cambiare, mantenendo comunque viva una realistica
speranza.
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