Claudio Foti   

 

Cari bambini

vicini  e lontani ...

a cura di Mario Dell’acqua

 

 

«È un genitore gentile e cerimonioso, ma è arrivato al punto di picchiare con una spranga di ferro sua figlia di otto anni perché non ubbidiva. Cominciano sempre dicendo che, ai loro tempi, tutte le botte che hanno preso non hanno mai fatto male, anzi... quando ci vuole, ci vuole. Insistono nel dirti che loro ai figli vogliono bene, troppo bene, ma sorvolano   sui particolari: le sigarette spente sulla pelle le  cinghiate sulle gambe, i graffi sul viso, gli abusi sessuali ». Chi parla è Claudio Foti, psicanalista, giudice onorario al Tribunale per i minorenni di Torino. Quando ho conosciuto Claudio sui banchi del liceo di Pinerolo, correva l’anno 1971 e io stavo imparando l'abc del marxismo. Ora, dopo quattordici anni ci incontriamo per  compiere un viaggio attraverso il mondo sofferente e spesso ignorato della violenza minorile.

«In Italia esistono dai 10 ai  20 mila abusi sessuali ai danni di minori. Per i maltrattamenti fisici la cifra è analoga. La mia esperienza mi fa ipotizzare che questa è solo una piccola punta dell'iceberg: la maggioranza dei reati sono consumati nel silenzio impenetrabile ed oppressivo della famiglia. E bada che non c'è solo il maltrattamento fisico. Quello psicologico è meno facile da diagnosticare sul piano medico, quasi impossibile da colpire sul piano giuridico, ma è incomparabilmente più sadico e distruttivo».

Puoi spiegarti meglio? «È chiaro dice Claudio - che vittima di violenza è spesso il figlio non realmente desiderato o desiderato da uno solo dei coniugi. La felicità non vuole eredi, diceva Nietzsche: spesso la gente chiede ai figli, senza, saperlo, di compensare la propria infelicità sociale ed esistenziale. I coniugi si

sentono insoddisfatti. Non hanno il coraggio di dirselo e neppure la  forza di separarsi, ma trovano nel figlio un capro espiatorio. Cominciano a dire che è nervoso ed inquieto, poi che finirà male: una profezia destinata ad autoavverarsi. In fondo  hanno bisogno che finisca male. È il paziente o il delinquente designato. Quando accadrà il peggio diranno:  l'avevo detto. Altre volte, l'odio inconscio verso un figlio-palla-al-piede si manifesta ostentando disinteresse oppure iperprotettivismo. In entrambi i casi la personalità del bambino è soffocata».Lo interrompo. Sbaglio o stai per dirmi che questo bambino è candidato a frequentare ben presto le aule dei Tribunali e le celle del Ferrante Aporti?  «Proprio così – annuisce Claudio –.  Le conseguenze di ciò che avviene nell'infanzia sono assolutamente decisive. Mi viene da dire che i giochi si  fanno li. Prendi il caso della tossicodipendenza: è vero che essa esplode nell'adolescente, ma il suo terreno di incubazione e un' infanzia infelice, vissuta respirando messaggi contraddittori assieme alla scodella quotidiana di latte. Prendi il caso della delinquenza: in una famiglia in cui il padre è violento e la madre cerca nell'alcoolismo una medicina per la sua solitudine, il figlio non può conoscere affetto ed amore. A nove anni comincia a far  pipì nel letto per comunicare la propria rabbia, non va a scuola e neppure resta a casa perché sarebbe lasciato solo per la , maggior parte del tempo. È insomma un ragazzo con tutte le carte in regola per abbracciare  la carriera del deviante. Chi farà qualcosa per impedirglielo ? nessuno. Il suo furto di adolescente non sarà altro che la manifestazione di una volontà ribelle di appropriarsi , sul piano materiale ,di qualcosa che si è stato negato sul piano psichico, sociale ed affettivo >>. Le parole di Claudio mi fanno pensare hai pomeriggi  , alle sere e poi alle notti spese a vagare in una metropoli senza confini e senza valori: uno spettacolo di sprechi e di ricchezza irraggiungibile se non da chi sa «dare polvere agli altri--». Ti puoi sentire libero soldo se conquisti il diritto all'accesso ai consumi offerti sul mercato suadente e spregiudicato delle immagini. Tra violenza e allenamenti, puoi lasciare un segno della tua individualità con il furto delle musicassette sulle auto o di altro al supermercato, con il microvandalismo nelle cabine telefoni che sfondate o saccheggiate, fino al gusto dell'ignoto, dei nuovo e del proibito che ti porta a un passo dal  tunnel buio della droga. Claudio mi  sembra d’accordo ed aggiunge: «Più vado avanti e più mi convinco che la questione minorile è un terreno decisivo della trasformazione sociale. La nostra è una società che sventola la bandiera della  individualità  ed invece basta guardarsi in torno  per scoprire che essa comprime  la spontaneità e la  creatività individuale>>. Per esempio ?: << Spesso il bambino è lasciato in casa a intossicarsi  di pubblicità televisiva o è portato in giro, ma gli viene chiesto di comportarsi senza fare il bambino . Il bambino crescono sotto il dominio  del  “ sono come  tu mi vuoi”: costretti a scegliere tra se stessi  da un lato e l’affetto dei genitori dall’altro  con i relativi modelli comportamentali repressivi o manipolatori, i bambini scelgono questi ultimi ,rinunciabili a se stessi>>. E’ queste deformazioni lascino il segno nella personalità dell'adulto? «Questo è sicuro. Quando costoro diventeranno genitori  non potranno rispettare i bisogni autentici del proprio figlio. È il ciclo dell'abuso: un bambino che ha conosciuto lo repressione e la violenza diventerà genitore repressivo o violento, una bambina che ha conosciuto l'abbandono abbandonerà a sua volta. Un genitore che non ha realizzato  in una certa misura se stesso, non può dedicarsi al figlio. Millenni di fraintesa cultura giudaico-cristiana insegnano a schiacciare la libera espressione della individualità, diffondendo il principio che amare gli altri significa rinunciare a se stessi; se mi sacrifico per mio figlio, è perché mi rassegno ad amputare una parte di me stesso; se invece penso a me stesso, sottraggo amore ai miei figli. Tutto ciò ha prodotto milioni di madri sacrificali e di padri assenti. Sarebbe ora di chiarire che vivere liberalmente e integralmente lo propria vita, la propria sessualità  ,non è contro,  ma è la premessa necessaria per essere buoni genitori >>.  In una parola,  chiedo tu sostieni che la libertà non è pericolo. «In termini positivi mi sento rispondere  voglio affermare che è sul terreno della soggettività  , della individualità che lo sfida va accettata e combattuta. Gli uomini dì cui ci stata repressa la personalità, non potranno mai essere portatori di una nuova e più umana visione della società e della vita. Stai tranquillo che io non voglio psicanalizzare tutti. Si tratta  invece  di capire che occorre riappropriarsi della questione dell'infanzia: quante carenze subiscono i bambini nella scuola nella organizzazione sanitaria e urbanistica, nei tribunali?  All'interno di un movimento per lo difesa del bambino, l'adulto potrebbe porsi il problema di liberare il bambino soffocato dentro di lui, un bambino che magari è stato costretto a diventare illuso, arrogante, avido, in altri termini funzionale al potere dal punto di vista del carattere».

È un dialogo che mi spiace dover concludere. Tuttavia, saluto Claudio solo dopo avergli chiesto una sua opinione  sulla funzione delle carceri minorili. «Mi  domando spesso che senso ha la condanna di un minore. Io penso afferma Foti  che sia un'aberrazione che alimenta il circolo vizioso colpa-trasgressione-colpa. Tu potrai condannare le nuove trasgressioni, frutto della ribellione alla punizione sociale e psicologica, ma scordati di rompere la spirale in questo modo. È vero che alcuni Tribunali per i minorenni, come quello di Torino, si muovono in una linea di collegamento con i servizi sociali e di rifiuto di un intervento giudiziario pesante contro i minori sul piano penale. Ma il giudice minorile rimane comunque il funzionario di una società che interviene senza strumenti sufficienti ad aggredire preventivamente le cause sociali ed esistenziali del crimine giovanile. Personalmente credo che vada respinta la delega repressivo che la società propone ai Tribunali per i minorenni. Le condanne sono molte volte psicologicamente controproducenti e inutili ai fini di una difesa sociale. È vero che il Ferrante Aporti ha promosso e promuove iniziative assai positive di risocializzazione: ma è sempre un carcere, tu privi un ragazzo della libertà, il segnale che dai è quello della punizione, non quello del reinserimento e della comprensione ».

Mentre ci congediamo, penso tra me che è difficile riappropriarsi della questione dell'infanzia, troppo spesso seppellita o pudicamente nascosta sotto il velo di luoghi comuni cinici e violenti. Una questione rimossa: non si vede come i missili a Comiso o come e i mari inquinali, eppure c'è  scotta sulla pelle di tutti. Scottano molto anche quei ragazzi che vengono rinchiusi al Ferrante Aporti. I bambini ci sono sempre vicini, ma troppo spesso li teniamo lontani.