Claudio Foti   

 

Rompere il silenzio.

Contro l'adultocentrismo:

Biella, Palermo, Bruxelles

 

 

LA CECITA' E IL SILENZIO

 

 "Occhio non vede cuore non duole": ci sono operazioni della mente - fino ad un certo punto sane, fisiologiche - con cui riduciamo la nostra percezione e la nostra consapevolezza per proteggerci da aspetti della realtà troppo sconvolgenti, da fenomeni che turbano il nostro bisogno di una rappresentazione rassicurante del mondo e di noi stessi.

 Un fenomeno che non vogliamo assolutamente vedere e riconoscere nelle sue effettive dimensioni diffuse e distruttive è sicuramente  l'abuso sessuale nei confronti dei bambini. Ricerche qualificate forniscono dati impressionanti: dal 10 al 30% delle donne hanno subito forme più o meno gravi di abuso sessuale prima dei 18 anni; le percentuali si alzano al 40 e al 50% se si prende  in esame una specifica popolazione caratterizzata da patologie mentali o sociali: le prostitute, le donne ricoverate in reparti psichiatrici, le tossicodipendenti. Per quanto riguarda la popolazione maschile le dimensioni del fenomeno sono più ridotte, ma altrettanto preoccupanti: dal 6 al 10% dell'intera popolazione.

Il rischio di costruzioni strumentali di false accuse esiste, ma può essere tenuto a bada dall'uso rigoroso di strumenti scientifici e di opportuni atteggiamenti clinici per valutare l'attendibilità dei bambini e dei loro familiari attraverso un'analisi psicologica e linguistica delle narrazioni, attraverso una valutazione delle espressioni emotive, simboliche, ludiche, testistiche, sintomatiche e corporee delle presunte vittime.

Conservato dalla notte dei tempi e rilanciato dalla società contemporanea l'abuso sessuale nei confronti dei bambini rimane un fenomeno che è meglio dimenticare. Ci ricorda che il genere umano non è precisamente colmo di amore e di rispetto per i suoi cuccioli. Inoltre l'impatto con la sofferenza del minore abusato, con i suoi sentimenti di impotenza, confusione, rabbia e colpa è troppo penoso per chi a quel bambino s'avvicina. Lo stesso testimone soccorrevole si trova disorientato e contagiato dal timore della piccola vittima di non essere creduta, di essere ridicolizzata e colpevolizzata in caso di rivelazione.

Due avvenimenti, capitati in Italia prima dell'estate, avrebbero potuto far riflettere l'opinione pubblica sulle forme più pericolose con cui l'abuso sessuale sui minori si può manifestare: l'arresto di alcuni membri della setta dei Bambini di Satana e il suicidio della famiglia di Biella nel corso di un procedimento giudiziario per reati sessuali su due minori.  Non solo la riflessione è mancata ma si è prodotto un effetto di distorsione e di stordimento della consapevolezza nell'opinione pubblica. Vediamo gli atteggiamenti dei media sui due avvenimenti.

A seguito della presa di posizione del Presidente della Repubblica Scalfaro concernente i servizi televisivi sull'arresto dei Bambini di Satana s'è prodotto una dibattito assurdo e paradossale: invece di parlare della perversione in quanto "odio erotizzato" nei confronti dei bambini, invece di riflettere sulle modalità con cui l'abuso sessuale può mimetizzarsi nel corpo sociale, invece di indicare le forme di prevenzione e di risposta per evitare il riprodursi di questi fenomeni, si è discusso di linguaggio televisivo eccessivamente crudo.  

Certo esiste un problema di tutelare i bambini dalle scene violente e dai linguaggi sensazionalistici, ma allora bisogna preoccuparsi di ben altre trasmissioni televisive, e non tanto della comunicazione di una notizia più inquietante per il suo contenuto piuttosto che per il modo - magari discutibile - con cui è stata detta.

Nella polemica che è seguita alla notizia sui Bambini di Satana, invece di analizzare la realtà ci si è preoccupati della sua rappresentazione, invece della sostanza si è posto l'accento sulla forma. Come se non esistessero bambini deprivati e strumentalizzati minacciati dai fatti e non solo e non tanto dalle parole della TV.  Certo sarebbe bello che il Capo dello Stato trovasse il modo di schierarsi a difesa di quelle migliaia di piccoli cittadini italiani che ogni anno sono oggetto di strumentalizzazione sessuale e che spesso non trovano tutela psicologica e giudiziaria adeguata, incontrando piuttosto incomprensioni, ingiustizie, dimenticanze.

 

 

DA BIELLA...

 

Per quanto riguarda il suicidio della famiglia di Biella accusata di violenze sessuali ai danni di due bambini, chiunque si sia accostato alla vicenda ha potuto riscontrare gli effetti disastrosi dell'abuso subito dalle piccole vittime  e ancora una volta ha potuto verificare che le conseguenze della violenza non riguardano tanto il danneggiamento del corpo, ma il rischio di un assassinio dell'anima.   Il comportamento dei media e il dibattito che è seguito alla vicenda sono stati di abnorme rifiuto della realtà e nel contempo straordinariamente "normali" e comprensibili.

Due psicoterapeuti hanno seguito intensivamente  una piccola vittima e sua madre verificando continuamente l'attendibilità della narrazione dell'abuso e la credibilità delle persone. Inoltre due periti hanno raccolto una massa di dati compatibili con l'abuso sessuale, esaminando  per ben sette mesi i due bambini e sottoponendoli ad ogni genere di verifica nel rispetto delle loro esigenze emotive e delle metodologie d'indagine più rigorose e non suggestive. E' stata ancora esaminata in modo approfondito la madre ed è stato escluso ogni tentativo d'induzione (e non è stato neppure trovato un adulto il quale potesse indurre a una falsa accusa contemporaneamente due bambini, che sono vissuti per oltre un anno in ambienti diversi e non comunicanti fra loro e sono arrivati a fornire la stessa versione dei fatti). Su questo caso infine si sono mossi operatori sociali, giudici minorili ed educatori, che hanno impostato il loro intervento ritenendo valide le circostanziate testimonianze e i riscontri di prova dei due bambini circa la violenza subita. Anche il secondo bambino è seguito da alcuni mesi in psicoterapia e anche questo terapeuta ha confermato pienamente le valutazioni dei colleghi.

Eppure un delirio di negazione ha spazzato via tutti questi fatti per far posto allo stereotipo di una famiglia innocente, suicida per l'"onore" in quanto vittima della mostruosa macchinazione giudiziaria. 

Sono emerse le cose più incredibili: autorevoli psicologi il giorno stesso della notizia del suicidio, non si sa se ispirati direttamente da Dio, hanno dichiarato alla stampa i loro dubbi sulle metodologie e sulle conclusioni delle perizie; professori universitari di valore si son lasciati andare ad affermazioni da portinaia del tipo "Queste cose a Biella non possono succedere..."; noti giornalisti hanno attaccato la conduzione del processo, pienamente rispettosa, in realtà, delle procedure e degli imputati;  hanno affermato senza alcuna conoscenza di causa che le perizie si basavano su qualche gioco con "bamboline, pongo e plastilina" e avevano scambiato una fantasia erotica per un abuso...

A distanza di mesi  dalla tragedia si è arrivati addirittura a mostrare le foto dei suicidi in una trasmissione televisiva di Sgarbi con un commento di una psicologa che ha dato pesantemente del "bugiardo" al bambino, senza averlo mai visto in faccia, peraltro con il rischio che il bambino in questione vedesse la trasmissione...

Nulla di più "normale" e comprensibile: "occhio non vede, cuore non duole"!  Meglio non pensare che possono esistere le le famiglie a funzionamento perverso! Tutte le mamme sono buone e disinteressate, tutti i padri hanno la testa sul collo e le nonne poi, non vorremmo mica mettere in dubbio la sacralità delle nonne...   

Meglio convincersi che i bambini sono "a priori" inaffidabili e inattendibili nelle loro testimonianze. Meglio non impegnarsi a dialogare con loro e non sforzarsi a decodificare le loro comunicazioni. La cultura della rimozione deve mettere una pietra sopra all'infanzia ed il silenziatore alla sua voce: per ciò che concerne le inchieste psicologiche e giudiziarie in materia di abuso sessuale e non solo.

Ciò che valeva un tempo per le donne, vale oggi per i bambini: non hanno un anima. Non vanno assolutamente ascoltati con attenzione! Confondono sempre e comunque la fantasia con la realtà! Com'è protettiva e rassicurante questa "verità": quando i bambini hanno il coraggio di parlare possiamo evitare il rischio e la sofferenza di ascoltare.

Che respiro di sollievo! Possiamo comunque non prendere sul serio i bambini quando esprimono il loro sguardo sul mondo, quando ci mettono in crisi su come funzionano le nostre scuole, le nostre istituzioni, le nostre famiglie, quando ci segnalano - ovviamente con il loro specifico linguaggio - le piccole e grandi violenze di cui siamo responsabili.

 

 

DA PALERMO...

 

A fine giugno di quest'anno a Palermo per iniziativa della Procura della Repubblica del Tribunale in accordo con la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni s'è svolta una rilevante operazione di polizia giudiziaria contro un'organizzazione criminale che si occupava di sfruttamento sessuale di bambini.

54 bambini abitanti in alcuni quartieri degradati di Palermo  sono stati prelevati all'alba nelle loro abitazioni e portati in diversi locali, dove sono stati ascoltati individualmente da psicologi, giudici onorari presso il Tribunale per i minorenni, assistenti sociali.  La scelta di questa procedura s'è resa necessaria per ottenere colloqui contemporanei capaci di ottenere informazioni e prove indispensabili a fermare un'organizzazione criminale, capace di organizzare festini erotici con bambini, capace di produrre materiale di pornografia infantile e di utilizzare l'attività di strozzinaggio anche ai fini di ricatto sessuale.

Chiunque conosce, anche superficialmente,  la penetrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto sociale di certi quartieri sa benissimo che una procedura più lenta, basata su colloqui bambino per bambino diradati nel tempo, avrebbe prodotto un'immediata circolazione della notizia dell'inchiesta giudiziaria, l'attivazione delle reti mafiose, l'uso repressivo delle famiglie conniventi e di conseguenza una morsa di minacce, di ricatti, di seduzioni sui bambini, producendo in loro un insuperabile silenzio.  

L'operazione disposta dalle Procure s'è svolta invece con efficienza, determinando una buona capacità di "ascolto istituzionale" dei bambini e portando all'acquisizione di importanti elementi di prova.    E' ovvio che qualche disagio è stato prodotto nei bambini dalle modalità della loro audizione: sicuramente si è trattato di un disagio incomparabilmente inferiore a quello di dover essere costretti a continuare a subire abusi e condizionamenti sessuali coinvolgenti e sconvolgenti.

La reazione di molti media e di molti eccelsi "tutelatori" dell'infanzia (Telefono Azzurro compreso) ai fatti di Palermo è stata sintomatica: invece di prendere atto che anche nelle nostre città come in quelle del terzo mondo esistono organizzazioni efficienti che gestiscono impunemente il traffico sessuale dei bambini, si è voluto accusare le forze dell'ordine di procedure scorrette e irriguardose nei confronti dei bambini.     

L'adultocentrismo e l'indifferenza reale nei confronti delle condizioni di sofferenza dei bambini si maschera di apparente preoccupazione per l'infanzia, di attenzione alle forme, di garantismo.

"Attenti ai modi, alle buone maniere!", hanno gridato queste "anime belle".  Non è corretto dunque svegliare all'alba un bambino: chi lo coinvolgeva in un festino erotico certo lo mandava a letto presto... Prelevare un bambino con un auto della polizia e farlo parlare con uno psicologo è fonte di turbamento, mentre invece lasciare che venga sodomizzato per anni non è un problema...

A ben vedere, come ha affermato il Consiglio direttivo dell'Associazione italiana dei giudici per i minorenni, "l'aspetto allucinante del blitz di Palermo non sta nei modi dell'intervento di polizia, ma in ciò che implicitamente ha rivelato l'intervento: ovvero che si aveva ormai a che fare con un fenomeno (e non con casi isolati) e che, per comprenderlo e verificarlo, non avevano operato gli ordinari meccanismi del controllo  sociale (la famiglia, il vicinato o l'assistenza sociale). In una frase: l'operazione di polizia era diventata l'ultima risorsa. Crediamo fermamente, per contro, che Palermo e le altre città italiane debbano prendere coscienza della novità e della gravità del fenomeno denunciato per combattere il quale non possiamo affidarci alle sole qualità tecniche della polizia e della magistratura. In altri termini occorre un governo delle città che, non a parole, sia concepito a misura dell'infanzia, dei suoi spazi e dei suoi ritmi" ("Lettera aperta dei giudici sul traffico sessuale emerso a Palermo, in Minori e giustizia, n.2/'96, p.127).

 

 

... A BRUXELLES

 

La "marcia bianca" di Bruxelles guidata dai genitori delle piccole vittime delle organizzazioni pedofile assassine è in assoluto il primo movimento di massa che ha lottato contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e che ha posto la questione dell'adultocentrismo come tratto rilevante della società.

La scoperta delle solidarietà fra adulti attorno alla casa lager e alla cantina di Dutroux,  la consapevolezza delle complicità istituzionali di giudici, poliziotti e uomini politici con gli assassini hanno fatto scandalo in Belgio e hanno finito per suscitare come reazione il movimento dei "fiori bianchi".

Parecchi minori di 14 anni sono stati uccisi o sono scomparsi in Belgio dal '90 al '94: l'opinione pubblica di quella nazione è stata così costretta a prendere finalmente atto delle simpatie profonde di cui i pedofili godono a livello istituzionale e, più in generale - non bisogna dimenticarlo - nell'intera comunità sociale.

In tutto il mondo la pesante sottovalutazione istituzionale sul piano conoscitivo, sul piano preventivo e sul piano repressivo della pedofilia affonda le proprie radici nel fatto che lo sfruttamento sessuale dei bambini è un fenomeno radicato nella storia, nell'immaginario collettivo e psicologico della nostra società, ben al di là dell'etica dominante pronta a riconoscere i valori della tutela dell'infanzia e ben al di là della rappresentazione autoconsolatoria che la comunità adulta tende a fare di se stessa come tutta animata da intenzioni benevole verso l'infanzia.   

Scrivevamo nel '94: "La pedofilia dispone di complicità e di sostegni impliciti nell'intero corpo sociale: ci riferiamo non solo e non tanto a elitarie simpatie ideologiche (per es. quelle di alcuni intellettuali che individuano nel perverso un rappresentante di una sessualità perseguitata, vista come antitetica all'ordine produttivo e familiare dominante), quanto piuttosto ad atteggiamenti diffusi d'identificazione più emotiva, più implicita e immediata con la pedofilia. (...) I pedofili non sono veri devianti, cioè non s'allontanano in modo così netto dalla via dell'immaginario sessuale dominante, in quanto non fanno che passare all'atto una diffusa tendenza mentale all'appropriazione erotica del corpo infantile. Se la pedofilia come tendenza agita rappresenta una minoranza silenziosa consistente ed attiva, la pedofilia, come tendenza non agita, riguarda un'area sicuramente molto più vasta della popolazione.

La pedofilia non è dunque una perversione isolata, ma gode di estese, differenziate e sfumate adesioni.  La tendenza da sempre radicata nell'immaginario erotico collettivo (soprattutto maschile) a privilegiare la "carne fresca", il corpo giovane  viene incentivata nella società contemporanea che favorisce la differenziazione degli stimoli erotici e dell'offerta sessuale (in modo tale da coinvolgere la preadolescenza e l'infanzia) anche come via di fuga dalle ansie e dalle difficoltà della relazione etero-sessuale fra adulti" (C. Roccia, C. Foti, L'abuso sessuale sui bambini, p.25).

In Belgio ci sono stati diversi fattori contingenti che hanno prodotto una reazione popolare così intensa (300 mila persone alla marcia di Bruxelles del 20 ottobre!): le dimensioni tragicamente estreme che si sono verificate del fenomeno dello sfruttamento sessuale dell'infanzia, la crisi di legittimazione delle istituzioni statali, la scoperta collettiva di una Tangentopoli sconvolgente attorno al commercio dei bambini etc.

Evidentemente non è possibile interpretare il movimento dei "fiori bianchi" come l'espressione di una presa di coscienza compiuta circa le responsabilità istituzionali, educative, relazionali di ciascuno nei confronti dei bambini. Ma qualcosa comunque è nato come embrione di una consapevolezza diffusa circa la violenza che può opprimere e distruggere l'infanzia nella nostra cultura "civilizzata", circa le enormi carenze del sistema della protezione dei minori.

Certo ci son voluti i morti: tante bambine morte... In Belgio i pedofili hanno esagerato.  Schiavizzare, torturare e uccidere delle bambine sono operazioni straordinariamente eccitanti e lucrose per molti pedofili. Sicuramente sono anche molto pericolose: rischiano di produrre una risposta energica, nell'opinione pubblica e nelle forze dello Stato, che può durare almeno finché durano gli effetti dello "scandalo".

Un po' come è successo in Italia alla mafia con certi attentati clamorosi. Anche far saltare in aria magistrati efficienti e stimati è un'operazione che deve aver esaltato il vertice di Cosa Nostra, ma nel contempo è risultata per molti versi controproducente, in quanto ha prodotto, almeno per un certo periodo una reazione combattiva nell'opinione pubblica e nelle forze dello Stato. Ovviamente una tale reazione può  via via scemare col tempo e la criminalità organizzata sul traffico dei bambini e su altri traffici illeciti può riprendere forza.

 

 

I NOSTRI SOTTERRANEI

 

L'abuso sessuale in Italia è un fenomeno che sembra (sembra!) consumarsi in forme mediterranee: in modo massiccio, ma discreto, silenzioso e per lo più "bonario" (almeno fin tanto che non saltano fuori vicende come quelle dei bambini di Satana, vicende che sicuramente esistono, ma rimangono nascoste). Non è assolutamente detto peraltro che da noi non esistano le case lager, (esistono comunque istituti e istituzioni che funzionano come lager e che risultano, come minimo, capaci di un'enorme violenza psicologica ai danni dei bambini!)

Il dato emergente in Italia è comunque  rappresentato da una quantità enorme di padri incestuosi e di pedofili, che, senza ricorrere a cantine insanguinate, ma per lo più a stanze familiari e confortevoli, portano avanti quotidianamente i propri obiettivi con efficacia,  trascurando il seppellimento dei cadaveri e limitandosi (limitandosi, si fa per dire) all'assassinio o al grave ferimento dell'anima delle loro vittime. Tutto questo avviene senza che gli insegnanti nelle scuole siano minimamente attrezzati a percepire i segnali della strumentalizzazione sessuale ai danni dei minori, senza che i magistrati, minorili o ordinari, siano mediamente formati a comprendere a fondo le dinamiche della violenza intrafamiliare e ad intervenirvi in modo adeguato, senza che nei servizi sia presente una cultura adeguata e diffusa della prevenzione e dell'aiuto nei confronti delle piccole vittime dell'abuso sessuale.

In Italia non abbiamo (o non abbiamo ancora) i giudici, i poliziotti, gli uomini politici complici dei sotterranei di Marcinelle. Abbiamo comunque molti magistrati che lasciano sistematicamente cadere tutte le denunce di violenza sessuale ai danni di minori, a meno che non si tratti di abusi con tanto di gravidanza o di trasmissione di malattie veneree.

Abbiamo periti giudiziari che sistematicamente sono ciechi e sordi di fronte ai segnali di abuso e che in maniera difensiva o opportunistica evitano qualsiasi approfondimento (e addirittura qualsiasi domanda rivolta ai bambini), per poi pervenire alla conclusione che non è emerso "nulla di significativo". Abbiamo avvocati che  tentano di mettere in confusione le piccole vittime anche quando quest'ultime sono arrivate a ricostruire una verità dolorosa, affermando peraltro che nel caso tutto è impreciso e nulla è certo (tranne ovviamente la loro parcella!).

Abbiamo esperti (di tutto, ma non della loro infanzia) pronti a giurare che i bambini sono comunque a priori inaffidabili e confusi nelle loro testimonianze. Abbiamo professori universitari che sulla base di non si sa quale esperienza clinica sostengono che l'abuso sessuale ai minori non lascia tracce specifiche, perché i sintomi che ne derivano sono aspecifici (cioè confondibili con quelli di altri disturbi) e danno pertanto un contributo al fatto che questo crimine possa facilmente risultare un delitto perfetto.

In Belgio s'è prodotta una scintilla di consapevolezza sul conflitto che oppone i bambini alle istituzioni adulte. In Italia l'opinione pubblica sembra ancora nel mondo dei sogni: pronta a commuoversi per l'infanzia, ma non ad aprire gli occhi ad un'analisi attenta capace di cogliere quanto i minori siano sofferenti, manipolati, abusati e quanto carente sia nei fatti il sistema delle istituzioni minorili, spesso più interessato a tutelare se stesso che non i bisogni degli utenti.

Molti media italiani sono pronti a scommettere al buio sull'innocenza di una famiglia a funzionamento perverso che si suicida perché schiacciata dalle prove, sono pronti a scandalizzarsi per un intervento indispensabile delle autorità inquirenti che hanno bisogno di interrogare contemporaneamente decine di bambini, mentre tralasciano il fatto che questi stessi bambini erano da tempo violentati da organizzazioni di pedofili, con la collusione di molte famiglie e senza che le istituzioni sociali fossero capaci di percepire e di prevenire questo crimine. 

L'opinione  pubblica italiana  è capace di commuoversi e inviare miliardi al Telefono Azzurro, coinvolgendosi in una fiaba consolatoria che pare promettere un'azione risolutiva a favore dei bambini maltrattati, senza responsabilizzarsi, senza affrontare un percorso, troppo penoso ed impegnativo, di maturazione personale e di crescita di consapevolezza sulla violenza all'infanzia, senza neppure chiedersi come le telefonate al Telefono Azzurro possano concretamente incidere in un processo d'intervento  efficace e continuativo sui casi di maltrattamento.

L'opinione pubblica italiana è capace di protestare e versare lacrime contro i Tribunali per i minorenni non perché questi Tribunali non riescono ad ascoltare e a tutelare centinaia di migliaia di bambini che rimangono abbandonati all'onnipotenza del genitore, alla trascuratezza di molte istituzioni e alla dimenticanza sociale, ma perché questi Tribunali,  in alcuni casi che giungono ai clamori delle cronache (si pensi fra i tanti al caso Serena Cruz), si permettono di prendere provvedimenti lesivi della potestà genitoriale. 

Abbiamo intenzione di ritornare ancora sul movimento belga dei "fiori bianchi". Bruxelles è lontana, ma testimonia comunque che la strada di un movimento culturale e politico contro l'adultocentrismo non è impossibile.