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Rompere il silenzio.
Contro l'adultocentrismo:
Biella, Palermo, Bruxelles
LA CECITA' E IL SILENZIO
"Occhio non vede cuore non duole": ci sono operazioni della mente -
fino ad un certo punto sane, fisiologiche - con cui riduciamo la
nostra percezione e la nostra consapevolezza per proteggerci da
aspetti della realtà troppo sconvolgenti, da fenomeni che turbano il
nostro bisogno di una rappresentazione rassicurante del mondo e di
noi stessi.
Un
fenomeno che non vogliamo assolutamente vedere e riconoscere nelle
sue effettive dimensioni diffuse e distruttive è sicuramente
l'abuso sessuale nei confronti dei bambini. Ricerche qualificate
forniscono dati impressionanti: dal 10 al 30% delle donne hanno
subito forme più o meno gravi di abuso sessuale prima dei 18 anni;
le percentuali si alzano al 40 e al 50% se si prende in esame una
specifica popolazione caratterizzata da patologie mentali o sociali:
le prostitute, le donne ricoverate in reparti psichiatrici, le
tossicodipendenti. Per quanto riguarda la popolazione maschile le
dimensioni del fenomeno sono più ridotte, ma altrettanto
preoccupanti: dal 6 al 10% dell'intera popolazione.
Il
rischio di costruzioni strumentali di false accuse esiste, ma può
essere tenuto a bada dall'uso rigoroso di strumenti scientifici e di
opportuni atteggiamenti clinici per valutare l'attendibilità dei
bambini e dei loro familiari attraverso un'analisi psicologica e
linguistica delle narrazioni, attraverso una valutazione delle
espressioni emotive, simboliche, ludiche, testistiche, sintomatiche
e corporee delle presunte vittime.
Conservato dalla notte dei tempi e rilanciato dalla società
contemporanea l'abuso sessuale nei confronti dei bambini rimane un
fenomeno che è meglio dimenticare. Ci ricorda che il genere umano
non è precisamente colmo di amore e di rispetto per i suoi cuccioli.
Inoltre l'impatto con la sofferenza del minore abusato, con i
suoi sentimenti di impotenza, confusione, rabbia e colpa è troppo
penoso per chi a quel bambino s'avvicina. Lo stesso testimone
soccorrevole si trova disorientato e contagiato dal timore della
piccola vittima di non essere creduta, di essere ridicolizzata e
colpevolizzata in caso di rivelazione.
Due
avvenimenti, capitati in Italia prima dell'estate, avrebbero potuto
far riflettere l'opinione pubblica sulle forme più pericolose con
cui l'abuso sessuale sui minori si può manifestare: l'arresto di
alcuni membri della setta dei Bambini di Satana e il suicidio della
famiglia di Biella nel corso di un procedimento giudiziario per
reati sessuali su due minori. Non solo la riflessione è mancata
ma si è prodotto un effetto di distorsione e di stordimento della
consapevolezza nell'opinione pubblica. Vediamo gli atteggiamenti dei
media sui due avvenimenti.
A
seguito della presa di posizione del Presidente della Repubblica
Scalfaro concernente i servizi televisivi sull'arresto dei Bambini
di Satana s'è prodotto una dibattito assurdo e paradossale: invece
di parlare della perversione in quanto "odio erotizzato" nei
confronti dei bambini, invece di riflettere sulle modalità con cui
l'abuso sessuale può mimetizzarsi nel corpo sociale, invece di
indicare le forme di prevenzione e di risposta per evitare il
riprodursi di questi fenomeni, si è discusso di linguaggio
televisivo eccessivamente crudo.
Certo
esiste un problema di tutelare i bambini dalle scene violente e dai
linguaggi sensazionalistici, ma allora bisogna preoccuparsi di ben
altre trasmissioni televisive, e non tanto della comunicazione di
una notizia più inquietante per il suo contenuto piuttosto che per
il modo - magari discutibile - con cui è stata detta.
Nella
polemica che è seguita alla notizia sui Bambini di Satana, invece
di analizzare la realtà ci si è preoccupati della sua
rappresentazione, invece della sostanza si è posto l'accento sulla
forma. Come se non esistessero bambini deprivati e
strumentalizzati minacciati dai fatti e non solo e non tanto dalle
parole della TV. Certo sarebbe bello che il Capo dello Stato
trovasse il modo di schierarsi a difesa di quelle migliaia di
piccoli cittadini italiani che ogni anno sono oggetto di
strumentalizzazione sessuale e che spesso non trovano tutela
psicologica e giudiziaria adeguata, incontrando piuttosto
incomprensioni, ingiustizie, dimenticanze.
DA BIELLA...
Per
quanto riguarda il suicidio della famiglia di Biella accusata di
violenze sessuali ai danni di due bambini, chiunque si sia accostato
alla vicenda ha potuto riscontrare gli effetti disastrosi
dell'abuso subito dalle piccole vittime e ancora una volta ha
potuto verificare che le conseguenze della violenza non riguardano
tanto il danneggiamento del corpo, ma il rischio di un assassinio
dell'anima. Il comportamento dei media e il dibattito che è
seguito alla vicenda sono stati di abnorme rifiuto della realtà e
nel contempo straordinariamente "normali" e comprensibili.
Due
psicoterapeuti hanno seguito intensivamente una piccola vittima e
sua madre verificando continuamente l'attendibilità della narrazione
dell'abuso e la credibilità delle persone. Inoltre due periti hanno
raccolto una massa di dati compatibili con l'abuso sessuale,
esaminando per ben sette mesi i due bambini e sottoponendoli ad
ogni genere di verifica nel rispetto delle loro esigenze emotive e
delle metodologie d'indagine più rigorose e non suggestive. E' stata
ancora esaminata in modo approfondito la madre ed è stato escluso
ogni tentativo d'induzione (e non è stato neppure trovato un adulto
il quale potesse indurre a una falsa accusa contemporaneamente due
bambini, che sono vissuti per oltre un anno in ambienti diversi e
non comunicanti fra loro e sono arrivati a fornire la stessa
versione dei fatti). Su questo caso infine si sono mossi operatori
sociali, giudici minorili ed educatori, che hanno impostato il loro
intervento ritenendo valide le circostanziate testimonianze e i
riscontri di prova dei due bambini circa la violenza subita. Anche
il secondo bambino è seguito da alcuni mesi in psicoterapia e anche
questo terapeuta ha confermato pienamente le valutazioni dei
colleghi.
Eppure un delirio di negazione ha spazzato via tutti questi fatti
per far posto allo stereotipo di una famiglia innocente, suicida per
l'"onore" in quanto vittima della mostruosa macchinazione
giudiziaria.
Sono
emerse le cose più incredibili: autorevoli psicologi il giorno
stesso della notizia del suicidio, non si sa se ispirati
direttamente da Dio, hanno dichiarato alla stampa i loro dubbi sulle
metodologie e sulle conclusioni delle perizie; professori
universitari di valore si son lasciati andare ad affermazioni da
portinaia del tipo "Queste cose a Biella non possono succedere...";
noti giornalisti hanno attaccato la conduzione del processo,
pienamente rispettosa, in realtà, delle procedure e degli imputati;
hanno affermato senza alcuna conoscenza di causa che le perizie si
basavano su qualche gioco con "bamboline, pongo e plastilina" e
avevano scambiato una fantasia erotica per un abuso...
A
distanza di mesi dalla tragedia si è arrivati addirittura a
mostrare le foto dei suicidi in una trasmissione televisiva di
Sgarbi con un commento di una psicologa che ha dato pesantemente del
"bugiardo" al bambino, senza averlo mai visto in faccia, peraltro
con il rischio che il bambino in questione vedesse la
trasmissione...
Nulla
di più "normale" e comprensibile: "occhio non vede, cuore non
duole"! Meglio non pensare che possono esistere le le famiglie a
funzionamento perverso! Tutte le mamme sono buone e disinteressate,
tutti i padri hanno la testa sul collo e le nonne poi, non vorremmo
mica mettere in dubbio la sacralità delle nonne...
Meglio
convincersi che i bambini sono "a priori" inaffidabili e
inattendibili nelle loro testimonianze. Meglio non impegnarsi a
dialogare con loro e non sforzarsi a decodificare le loro
comunicazioni. La cultura della rimozione deve mettere una pietra
sopra all'infanzia ed il silenziatore alla sua voce: per ciò che
concerne le inchieste psicologiche e giudiziarie in materia di abuso
sessuale e non solo.
Ciò che
valeva un tempo per le donne, vale oggi per i bambini: non hanno un
anima. Non vanno assolutamente ascoltati con attenzione! Confondono
sempre e comunque la fantasia con la realtà! Com'è protettiva e
rassicurante questa "verità": quando i bambini hanno il coraggio di
parlare possiamo evitare il rischio e la sofferenza di ascoltare.
Che
respiro di sollievo! Possiamo comunque non prendere sul serio i
bambini quando esprimono il loro sguardo sul mondo, quando ci
mettono in crisi su come funzionano le nostre scuole, le nostre
istituzioni, le nostre famiglie, quando ci segnalano -
ovviamente con il loro specifico linguaggio - le piccole e grandi
violenze di cui siamo responsabili.
DA PALERMO...
A fine
giugno di quest'anno a Palermo per iniziativa della Procura della
Repubblica del Tribunale in accordo con la Procura della Repubblica
presso il Tribunale per i minorenni s'è svolta una rilevante
operazione di polizia giudiziaria contro un'organizzazione criminale
che si occupava di sfruttamento sessuale di bambini.
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bambini abitanti in alcuni quartieri degradati di Palermo sono
stati prelevati all'alba nelle loro abitazioni e portati in diversi
locali, dove sono stati ascoltati individualmente da psicologi,
giudici onorari presso il Tribunale per i minorenni, assistenti
sociali. La scelta di questa procedura s'è resa necessaria per
ottenere colloqui contemporanei capaci di ottenere informazioni e
prove indispensabili a fermare un'organizzazione criminale, capace
di organizzare festini erotici con bambini, capace di produrre
materiale di pornografia infantile e di utilizzare l'attività di
strozzinaggio anche ai fini di ricatto sessuale.
Chiunque conosce, anche superficialmente, la penetrazione delle
organizzazioni criminali nel tessuto sociale di certi quartieri sa
benissimo che una procedura più lenta, basata su colloqui bambino
per bambino diradati nel tempo, avrebbe prodotto un'immediata
circolazione della notizia dell'inchiesta giudiziaria, l'attivazione
delle reti mafiose, l'uso repressivo delle famiglie conniventi e di
conseguenza una morsa di minacce, di ricatti, di seduzioni sui
bambini, producendo in loro un insuperabile silenzio.
L'operazione disposta dalle Procure s'è svolta invece con
efficienza, determinando una buona capacità di "ascolto
istituzionale" dei bambini e portando all'acquisizione di importanti
elementi di prova. E' ovvio che qualche disagio è stato prodotto
nei bambini dalle modalità della loro audizione: sicuramente si è
trattato di un disagio incomparabilmente inferiore a quello di dover
essere costretti a continuare a subire abusi e condizionamenti
sessuali coinvolgenti e sconvolgenti.
La
reazione di molti media e di molti eccelsi "tutelatori"
dell'infanzia (Telefono Azzurro compreso) ai fatti di Palermo è
stata sintomatica: invece di prendere atto che anche nelle nostre
città come in quelle del terzo mondo esistono organizzazioni
efficienti che gestiscono impunemente il traffico sessuale dei
bambini, si è voluto accusare le forze dell'ordine di procedure
scorrette e irriguardose nei confronti dei bambini.
L'adultocentrismo e l'indifferenza reale nei confronti delle
condizioni di sofferenza dei bambini si maschera di apparente
preoccupazione per l'infanzia, di attenzione alle forme, di
garantismo.
"Attenti ai modi, alle buone maniere!", hanno gridato queste "anime
belle". Non è corretto dunque svegliare all'alba un bambino: chi lo
coinvolgeva in un festino erotico certo lo mandava a letto presto...
Prelevare un bambino con un auto della polizia e farlo parlare con
uno psicologo è fonte di turbamento, mentre invece lasciare che
venga sodomizzato per anni non è un problema...
A ben
vedere, come ha affermato il Consiglio direttivo dell'Associazione
italiana dei giudici per i minorenni, "l'aspetto allucinante del
blitz di Palermo non sta nei modi dell'intervento di
polizia, ma in ciò che implicitamente ha rivelato l'intervento:
ovvero che si aveva ormai a che fare con un fenomeno (e non con casi
isolati) e che, per comprenderlo e verificarlo, non avevano operato
gli ordinari meccanismi del controllo sociale (la famiglia, il
vicinato o l'assistenza sociale). In una frase: l'operazione di
polizia era diventata l'ultima risorsa. Crediamo fermamente, per
contro, che Palermo e le altre città italiane debbano prendere
coscienza della novità e della gravità del fenomeno denunciato per
combattere il quale non possiamo affidarci alle sole qualità
tecniche della polizia e della magistratura. In altri termini
occorre un governo delle città che, non a parole, sia concepito a
misura dell'infanzia, dei suoi spazi e dei suoi ritmi" ("Lettera
aperta dei giudici sul traffico sessuale emerso a Palermo, in
Minori e giustizia, n.2/'96, p.127).
... A BRUXELLES
La
"marcia bianca" di Bruxelles guidata dai genitori delle piccole
vittime delle organizzazioni pedofile assassine è in assoluto il
primo movimento di massa che ha lottato contro lo sfruttamento
sessuale dei bambini e che ha posto la questione dell'adultocentrismo
come tratto rilevante della società.
La
scoperta delle solidarietà fra adulti attorno alla casa lager e alla
cantina di Dutroux, la consapevolezza delle complicità
istituzionali di giudici, poliziotti e uomini politici con gli
assassini hanno fatto scandalo in Belgio e hanno finito per
suscitare come reazione il movimento dei "fiori bianchi".
Parecchi minori di 14 anni sono stati uccisi o sono scomparsi in
Belgio dal '90 al '94: l'opinione pubblica di quella nazione è stata
così costretta a prendere finalmente atto delle simpatie profonde di
cui i pedofili godono a livello istituzionale e, più in generale -
non bisogna dimenticarlo - nell'intera comunità sociale.
In
tutto il mondo la pesante sottovalutazione istituzionale sul piano
conoscitivo, sul piano preventivo e sul piano repressivo della
pedofilia affonda le proprie radici nel fatto che lo sfruttamento
sessuale dei bambini è un fenomeno radicato nella storia,
nell'immaginario collettivo e psicologico della nostra società, ben
al di là dell'etica dominante pronta a riconoscere i valori della
tutela dell'infanzia e ben al di là della rappresentazione
autoconsolatoria che la comunità adulta tende a fare di se stessa
come tutta animata da intenzioni benevole verso l'infanzia.
Scrivevamo nel '94: "La pedofilia dispone di complicità e di
sostegni impliciti nell'intero corpo sociale: ci riferiamo non solo
e non tanto a elitarie simpatie ideologiche (per es. quelle di
alcuni intellettuali che individuano nel perverso un rappresentante
di una sessualità perseguitata, vista come antitetica all'ordine
produttivo e familiare dominante), quanto piuttosto ad atteggiamenti
diffusi d'identificazione più emotiva, più implicita e immediata con
la pedofilia. (...) I pedofili non sono veri devianti, cioè
non s'allontanano in modo così netto dalla via
dell'immaginario sessuale dominante, in quanto non fanno che passare
all'atto una diffusa tendenza mentale all'appropriazione erotica del
corpo infantile. Se la pedofilia come tendenza agita rappresenta una
minoranza silenziosa consistente ed attiva, la pedofilia,
come tendenza non agita, riguarda un'area sicuramente molto più
vasta della popolazione.
La
pedofilia non è dunque una perversione isolata, ma gode di estese,
differenziate e sfumate adesioni. La tendenza da sempre
radicata nell'immaginario erotico collettivo (soprattutto maschile)
a privilegiare la "carne fresca", il corpo giovane viene
incentivata nella società contemporanea che favorisce la
differenziazione degli stimoli erotici e dell'offerta sessuale (in
modo tale da coinvolgere la preadolescenza e l'infanzia) anche come
via di fuga dalle ansie e dalle difficoltà della relazione
etero-sessuale fra adulti" (C. Roccia, C. Foti, L'abuso sessuale
sui bambini, p.25).
In
Belgio ci sono stati diversi fattori contingenti che hanno prodotto
una reazione popolare così intensa (300 mila persone alla marcia di
Bruxelles del 20 ottobre!): le dimensioni tragicamente estreme che
si sono verificate del fenomeno dello sfruttamento sessuale
dell'infanzia, la crisi di legittimazione delle istituzioni statali,
la scoperta collettiva di una Tangentopoli sconvolgente attorno al
commercio dei bambini etc.
Evidentemente non è possibile interpretare il movimento dei "fiori
bianchi" come l'espressione di una presa di coscienza compiuta circa
le responsabilità istituzionali, educative, relazionali di ciascuno
nei confronti dei bambini. Ma qualcosa comunque è nato come
embrione di una consapevolezza diffusa circa la violenza che può
opprimere e distruggere l'infanzia nella nostra cultura
"civilizzata", circa le enormi carenze del sistema della
protezione dei minori.
Certo
ci son voluti i morti: tante bambine morte... In Belgio i pedofili
hanno esagerato. Schiavizzare, torturare e uccidere delle bambine
sono operazioni straordinariamente eccitanti e lucrose per molti
pedofili. Sicuramente sono anche molto pericolose: rischiano di
produrre una risposta energica, nell'opinione pubblica e nelle forze
dello Stato, che può durare almeno finché durano gli effetti dello
"scandalo".
Un po'
come è successo in Italia alla mafia con certi attentati clamorosi.
Anche far saltare in aria magistrati efficienti e stimati è
un'operazione che deve aver esaltato il vertice di Cosa Nostra, ma
nel contempo è risultata per molti versi controproducente, in quanto
ha prodotto, almeno per un certo periodo una reazione combattiva
nell'opinione pubblica e nelle forze dello Stato. Ovviamente una
tale reazione può via via scemare col tempo e la criminalità
organizzata sul traffico dei bambini e su altri traffici illeciti
può riprendere forza.
I NOSTRI SOTTERRANEI
L'abuso
sessuale in Italia è un fenomeno che sembra (sembra!) consumarsi in
forme mediterranee: in modo massiccio, ma discreto, silenzioso e per
lo più "bonario" (almeno fin tanto che non saltano fuori vicende
come quelle dei bambini di Satana, vicende che sicuramente esistono,
ma rimangono nascoste). Non è assolutamente detto peraltro che da
noi non esistano le case lager, (esistono comunque istituti e
istituzioni che funzionano come lager e che risultano, come minimo,
capaci di un'enorme violenza psicologica ai danni dei bambini!)
Il dato
emergente in Italia è comunque rappresentato da una quantità
enorme di padri incestuosi e di pedofili, che, senza ricorrere a
cantine insanguinate, ma per lo più a stanze familiari e
confortevoli, portano avanti quotidianamente i propri obiettivi con
efficacia, trascurando il seppellimento dei cadaveri e
limitandosi (limitandosi, si fa per dire) all'assassinio o al grave
ferimento dell'anima delle loro vittime. Tutto questo avviene
senza che gli insegnanti nelle scuole siano minimamente attrezzati a
percepire i segnali della strumentalizzazione sessuale ai danni dei
minori, senza che i magistrati, minorili o ordinari, siano
mediamente formati a comprendere a fondo le dinamiche della violenza
intrafamiliare e ad intervenirvi in modo adeguato, senza che nei
servizi sia presente una cultura adeguata e diffusa della
prevenzione e dell'aiuto nei confronti delle piccole vittime
dell'abuso sessuale.
In
Italia non abbiamo (o non abbiamo ancora) i giudici, i poliziotti,
gli uomini politici complici dei sotterranei di Marcinelle. Abbiamo
comunque molti magistrati che lasciano sistematicamente cadere tutte
le denunce di violenza sessuale ai danni di minori, a meno che non
si tratti di abusi con tanto di gravidanza o di trasmissione di
malattie veneree.
Abbiamo
periti giudiziari che sistematicamente sono ciechi e sordi di fronte
ai segnali di abuso e che in maniera difensiva o opportunistica
evitano qualsiasi approfondimento (e addirittura qualsiasi domanda
rivolta ai bambini), per poi pervenire alla conclusione che non è
emerso "nulla di significativo". Abbiamo avvocati che tentano di
mettere in confusione le piccole vittime anche quando quest'ultime
sono arrivate a ricostruire una verità dolorosa, affermando peraltro
che nel caso tutto è impreciso e nulla è certo (tranne ovviamente la
loro parcella!).
Abbiamo
esperti (di tutto, ma non della loro infanzia) pronti a giurare che
i bambini sono comunque a priori inaffidabili e confusi nelle loro
testimonianze. Abbiamo professori universitari che sulla base di non
si sa quale esperienza clinica sostengono che l'abuso sessuale ai
minori non lascia tracce specifiche, perché i sintomi che ne
derivano sono aspecifici (cioè confondibili con quelli di altri
disturbi) e danno pertanto un contributo al fatto che questo crimine
possa facilmente risultare un delitto perfetto.
In
Belgio s'è prodotta una scintilla di consapevolezza sul conflitto
che oppone i bambini alle istituzioni adulte. In Italia l'opinione
pubblica sembra ancora nel mondo dei sogni: pronta a commuoversi per
l'infanzia, ma non ad aprire gli occhi ad un'analisi attenta capace
di cogliere quanto i minori siano sofferenti, manipolati, abusati e
quanto carente sia nei fatti il sistema delle istituzioni minorili,
spesso più interessato a tutelare se stesso che non i bisogni degli
utenti.
Molti
media italiani sono pronti a scommettere al buio sull'innocenza di
una famiglia a funzionamento perverso che si suicida perché
schiacciata dalle prove, sono pronti a scandalizzarsi per un
intervento indispensabile delle autorità inquirenti che hanno
bisogno di interrogare contemporaneamente decine di bambini, mentre
tralasciano il fatto che questi stessi bambini erano da tempo
violentati da organizzazioni di pedofili, con la collusione di molte
famiglie e senza che le istituzioni sociali fossero capaci di
percepire e di prevenire questo crimine.
L'opinione pubblica italiana è capace di commuoversi e inviare
miliardi al Telefono Azzurro, coinvolgendosi in una fiaba
consolatoria che pare promettere un'azione risolutiva a favore dei
bambini maltrattati, senza responsabilizzarsi, senza affrontare
un percorso, troppo penoso ed impegnativo, di maturazione personale
e di crescita di consapevolezza sulla violenza all'infanzia,
senza neppure chiedersi come le telefonate al Telefono Azzurro
possano concretamente incidere in un processo d'intervento efficace
e continuativo sui casi di maltrattamento.
L'opinione pubblica italiana è capace di protestare e versare
lacrime contro i Tribunali per i minorenni non perché questi
Tribunali non riescono ad ascoltare e a tutelare centinaia di
migliaia di bambini che rimangono abbandonati all'onnipotenza del
genitore, alla trascuratezza di molte istituzioni e alla
dimenticanza sociale, ma perché questi Tribunali, in alcuni casi
che giungono ai clamori delle cronache (si pensi fra i tanti al caso
Serena Cruz), si permettono di prendere provvedimenti lesivi della
potestà genitoriale.
Abbiamo
intenzione di ritornare ancora sul movimento belga dei "fiori
bianchi". Bruxelles è lontana, ma testimonia comunque che la strada
di un movimento culturale e politico contro l'adultocentrismo non è
impossibile.
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