Quando non si vuole sapere
L'UOMO
DISCENDE DALLO STRUZZO
Quando “ Il Male”, foglio satirico
specializzato in falsificazioni provocatorie di testate
giornalistiche, se ne uscì qualche anno fa con la prima pagina
artefatta di un quotidiano, annunciante il fantomatico scoppio di
una guerra nucleare con i primi dieci milioni di morti, ci fu chi
credette alla verità della notizia e che, ciò nonostante, non diede
segno di particolare sconvolgimento. Anche se il mondo crolla
attorno, a molti risulta spontaneo far finta di niente: mettere i
paraocchi e tirare a campare!
Il dibattito
storiografico approfondisce oggi la questione del consenso al
nazismo. Perché le masse popolari tedesche non hanno reagito alle
camere a gas? Cosa sapevano dei lager?. Hanno cercato di
informarsi?. Ma cosa diranno gli storici dell'avvenire (ammesso e
non concesso che l'umanità sopravviva a lungo) di fronte ad una
società come la nostra che lascia morire di denutrizione ogni anno
milioni di bambini? Occhio non vede, cuore non duole!... E pancia
non duole.
I dati e i problemi che ci guastano
l'appetito - per es. i dati relativi all'appetito altrui - vengono
sistematicamente tenuti lontano dalla nostra coscienza. Tendiamo ad
ignorare o a dimenticarci che la terra, e più recentemente anche lo
spazio, si stanno riempiendo di armi e di missili, offensivi e
difensivi, di ogni tipo e potenza. Paghiamo silenziosamente il
nostro contributo fiscale a questa rischiosa corsa alla distruzione
del nostro pianeta. Chiudiamo gli occhi, le orecchie, la memoria di
fronte ai 146 conflitti i locali, scoppiati dalla fine della
seconda guerra mondiale ad oggi e di fronte al fatto che l'industria
bellica italiana continua ad alimentarli, vendendo armi in giro,
alacremente e con profitto.
Tendiamo a non
conoscere o a rimuovere quei fatti e fatterelli significativi che
mettono in discussione le nostre sicurezze, che ci costringono a
guardare in faccia la spiacevole realtà; per es. che gli istruttori
delle scuole di tortura delle polizie latinoamericane parlano
americano; che in base alla sentenza Aliprandi le sevizie ai
brigatisti rossi da parte degli agenti Nocs sono state autorizzate
dall'alto; che in Italia per la lunghezza dei processi penali lo
sconto delle pene non avviene, per lo più, dopo la condanna, bensì
prima durante la carcerazione preventiva; che su 37 mila detenuti 25
mila sono in attesa di giudizio; che un colonnello dei carabinieri
era al centro di un grosso traffico d'eroina; che alti ufficiali
della finanza s'arricchivano sul traffico di petrolio; che un
magistrato siciliano (uno solo?) era talmente impegnato nella lotta
alla mafia da diventare grosso proprietario d'alloggi; che i
concorsi pubblici sono non di rado una felice sintesi di combine e
pagliacciata, che l'attuale ministro del Bilancio risultava negli
elenchi della P2, ecc. Ma tutte le informazioni che minacciano
d'incrinare i nostri schemi interpretativi devono essere respinte o
dimenticate.
E non solo le
ideologie conservatrici, ma anche quelle progressiste devono essere
protette dall'irrompere della realtà in trasformazione: quante
notizie relative ai fallimenti economici o alla repressione politica
in Cina, in Vietnam, a Cuba vengono negate dal popolo comunista, per
evitare di elaborare il lutto del «terzomondismo» rivoluzionario?.
La conoscenza è fatica, è apertura al non previsto e al non
desiderato, è dolore. Meglio le fette di salame davanti agli occhi,
ottimo conservante per le illusioni di destra, di centro e di
sinistra!
Come ha potuto il
partito di maggioranza relativa stare al governo in Italia per quasi
40 anni, battendo ogni record di continuità nelle democrazie
occidentali? Chi è al potere tende sì a manipolare il consenso,
tende cioè a non far sapere; ma evidente risulta il fatto che anche
gli elettori non hanno voluto sapere: per es. non hanno voluto
tener conto delle ruggini che il monopolio del potere determina in
chi lo detiene.
Se non ci fosse un
desiderio di non sapere come ci spiegheremmo altrimenti, quanto sia
duro a morire - a sinistra - il «primo amore»: quello per l'Urss?
Come potrebbe accadere altrimenti che tante persone, tutt'altro che
stupide, continuino a vedere nell'Urss una patria rivoluzionaria, o
comunque un paese socialista, dopo i massacri stalinisti di milioni
di contadini russi, dopo decenni di schiacciamento sistematico delle
libertà democratiche, dopo la Cecoslovacchia, la Polonia,
l'Afghanistan e altro ancora?
L'uomo è un animale che preferisce l'illusione alla
conoscenza. Se fossimo informati sulla data della: nostra morte, la
nostra, esistenza forse si guasterebbe. Invece di utilizzare
l’'informazione sugli anni ancora a disposizione, per poterci
regolare nei nostri progetti, perderemmo la nostra serenità, perché
per vivere abbiamo bisogno di tener lontana l'idea della morte,
abbiamo un bisogno profondo di pensarci immortali.
E che cos’è la
nevrosi umana se non il risultato di un deficit conoscitivo, di un
tentativo di tenere in vita, le immagini grandiose e onnipotenti di
noi stessi alla faccia della realtà? E che fine ha subito Gesù di
Nazareth per aver smantellato le illusioni del suo tempo. E la
scienza non è stata forse presa a pesci in faccia, quando ha
proposto verità spiacevoli con Galileo, con Darwin, con Freud.
E la stessa
scienza non ha prodotto a sua volta nuove illusioni: per es. sulle
“magnifiche sorti progressive” dell'umanità con l'illuminismo, sulla
possibilità di raggiungere la verità certa ed assoluta con il
positivismo, sulla curabilità di ogni malessere umano a suon di
farmaci con la medicina occidentale?. Abbiamo parlato di Darwin...
ma forse il padre dell'evoluzionismo s'è sbagliato: l'uomo non
discende dalla scimmia, ma dallo struzzo!
(Da “L’ECO DEL
CHISONE”, giovedì 29 settembre 1983)
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