Claudio Foti   

 

Quando non si vuole sapere

L'UOMO DISCENDE DALLO STRUZZO

 

Quando “ Il Male”, foglio satirico specializzato in falsificazioni provocatorie di testate giornalistiche, se ne uscì qualche anno fa con la prima pagina artefatta di un quotidiano, annunciante il fantomatico scoppio di una guerra nucleare con i primi dieci milioni di morti, ci fu chi credette alla verità della notizia e che, ciò nonostante, non diede segno di particolare sconvolgimento. Anche se il mondo crolla attorno, a molti risulta spontaneo far finta di niente: mettere i paraocchi e tirare a campare!
 

Il dibattito storiografico approfondisce oggi la questione del consenso al nazismo. Perché le masse popolari tedesche non hanno reagito alle camere a gas? Cosa sapevano dei lager?. Hanno cercato di informarsi?. Ma cosa diranno gli storici dell'avvenire (ammesso e non concesso che l'umanità sopravviva a lungo) di fronte ad una società come la nostra che lascia morire di denutrizione ogni anno milioni di bambini?  Occhio non vede, cuore non duole!... E pancia non duole.

I dati e i problemi che ci guastano l'appetito - per es. i dati relativi all'appetito altrui - vengono sistematicamente tenuti lontano dalla nostra coscienza. Tendiamo ad ignorare o a dimenticarci  che la terra, e più recentemente anche lo spazio, si stanno riempiendo di armi e di missili, offensivi e difensivi, di ogni tipo e potenza. Paghiamo silenziosamente il nostro contributo fiscale a questa rischiosa corsa alla distruzione del nostro pianeta. Chiudiamo gli occhi, le orecchie, la  memoria di fronte ai 146 conflitti  i locali, scoppiati dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi e di fronte al fatto che l'industria bellica italiana continua ad alimentarli, vendendo armi in giro, alacremente e con profitto.

 

Tendiamo a non conoscere o a rimuovere quei fatti e fatterelli significativi che mettono in discussione le nostre sicurezze, che ci costringono a guardare in faccia la spiacevole realtà; per es. che gli istruttori delle scuole di tortura delle polizie latinoamericane parlano americano; che in base alla sentenza Aliprandi le sevizie ai brigatisti rossi da parte degli agenti Nocs sono state autorizzate dall'alto; che in Italia per la lunghezza dei processi penali lo sconto delle pene non avviene, per lo più, dopo la condanna, bensì prima durante la carcerazione preventiva; che su 37 mila detenuti 25 mila sono in attesa di giudizio; che un colonnello dei carabinieri era al centro di un grosso traffico d'eroina; che alti ufficiali della finanza s'arricchivano sul traffico di petrolio; che un magistrato siciliano (uno solo?) era talmente impegnato nella lotta alla mafia da diventare grosso proprietario d'alloggi; che i concorsi pubblici sono non di rado una felice sintesi di combine e pagliacciata, che l'attuale ministro del Bilancio risultava negli elenchi della P2, ecc.  Ma tutte le informazioni che minacciano d'incrinare i nostri schemi interpretativi devono essere respinte o dimenticate.

 

 E non solo le ideologie conservatrici, ma anche quelle progressiste devono essere protette dall'irrompere della realtà in trasformazione: quante notizie relative ai fallimenti economici o alla repressione politica in Cina, in Vietnam, a Cuba vengono negate dal popolo comunista, per evitare di elaborare il lutto del «terzomondismo» rivoluzionario?. La conoscenza è fatica, è apertura al non previsto e al non desiderato, è dolore. Meglio le fette di salame davanti agli occhi, ottimo conservante per le illusioni di destra, di centro e di sinistra!

 

Come ha potuto il partito di maggioranza relativa stare al governo in Italia per quasi 40 anni, battendo ogni record di continuità nelle democrazie occidentali? Chi è al potere tende sì a manipolare il consenso, tende cioè a non far sapere; ma evidente risulta il fatto che anche gli elettori non hanno voluto sapere: per es. non hanno voluto  tener conto delle ruggini che  il monopolio del potere determina in chi lo detiene.

Se non ci fosse un desiderio di non sapere come ci spiegheremmo altrimenti, quanto sia duro a morire - a sinistra - il «primo amore»: quello per l'Urss? Come potrebbe accadere altrimenti che tante persone, tutt'altro che stupide, continuino a vedere nell'Urss una patria rivoluzionaria, o comunque un paese socialista, dopo i massacri stalinisti di milioni di contadini russi, dopo decenni di schiacciamento sistematico delle libertà democratiche, dopo la Cecoslovacchia, la Polonia, l'Afghanistan e altro ancora?

L'uomo è un animale che preferisce l'illusione alla conoscenza. Se fossimo informati sulla data della: nostra morte, la nostra, esistenza forse si guasterebbe. Invece di utilizzare l’'informazione sugli anni ancora a disposizione, per poterci regolare nei nostri progetti, perderemmo la nostra serenità, perché per vivere abbiamo bisogno di tener lontana l'idea della morte, abbiamo un bisogno profondo di pensarci immortali.

E che  cos’è la nevrosi umana se non il risultato di un deficit conoscitivo, di un tentativo di tenere in vita, le immagini grandiose e onnipotenti di noi stessi alla faccia della realtà? E che fine ha subito Gesù di Nazareth per aver smantellato le illusioni del suo tempo. E la scienza non è stata forse presa a pesci in faccia, quando ha proposto verità spiacevoli con Galileo, con Darwin, con Freud.  

 

E la stessa scienza non ha prodotto a sua volta nuove illusioni: per es. sulle “magnifiche sorti progressive” dell'umanità con l'illuminismo, sulla possibilità di raggiungere la verità certa ed assoluta con il positivismo, sulla curabilità di ogni malessere umano a suon di farmaci con la medicina occidentale?. Abbiamo parlato di Darwin... ma forse il padre dell'evoluzionismo s'è sbagliato: l'uomo non discende dalla scimmia, ma dallo struzzo! 

 

 (Da “L’ECO DEL CHISONE”, giovedì 29 settembre 1983)