|
|
L’ADULTOCENTRISMO
è LA TENDENZA,
OSSERVABILE SUL PIANO PSICOLOGICO, EDUCATIVO, CLINICO, SCIENTIFICO,
SOCIALE, ISTITUZIONALE, POLITICO, A PRIVILEGIARE GLI INTERESSI, I
BISOGNI, I PUNTI DI VISTA, I SENTIMENTI, I VALORI DELL’ADULTO O
DEGLI ADULTI, SACRIFICANDO E DIMENTICANDO IN QUALCHE MODO GLI
INTERESSI, I BISOGNI, I PUNTI DI VISTA, I SENTIMENTI, I VALORI DEL
BAMBINO E DELL’INFANZIA.
L’adultocentrismo
è una categoria teorica, su cui ho lavorato, di grande importanza
critica e trasformativa per potenziare processi di cambiamento
centrati sull’attenzione all’infanzia nell’adulto e nell’istituzione
sociale. Nel momento stesso in cui il concetto di adultocentrismo
è formulato e messo a fuoco si coglie un conflitto tra l’adulto e il
bambino, si individua il rischio che il secondo soccomba in quanto
portatore di una soggettività più debole, si tende a compie una
scelta di campo, si tende a potenziare la cura e la valorizzazione
dell’infanzia intesa come dimensione intrapsichica interna al
soggetto e come realtà personale viva, costituita da bambini
concreti, in carne ed ossa, portatori di una specifica storia, di
una specifica personalità e bisognosità. E’ dal 1995 che studio,
utilizzo e approfondisco la categoria teorica dell’adultocentrismo,
che comincia ad essere maggiormente utilizzata dagli esperti e dagli
operatori che si occupano di tematiche dell’infanzia e
dell’adolescenza, ma che continua ad essere molto poco analizzata ed
utilizzata in relazione alle straordinarie possibilità euristiche e
critiche che questa categoria possiede, dal punto di vista
scientifico, dal punto di vista sociale e politico, dal punto di
vista delle operazioni trasformative che può sollecitare sul piano
clinico, educativo ed istituzionale.
Il perché di
questo ritardo culturale, il motivo di questa resistenza ad
approfondire il concetto di adultocentrismo è presto detto: se mi
rendo conto nella mia esistenza in famiglia dei miei atteggiamenti
adultocentrici, se osservo nei miei comportamenti e nella mia vita
mentale di adulto la tendenza a spegnere, mortificare, rimuovere lo
spirito della ma infanzia, se constatiamo che lo stesso intervento
dello psicoterapeuta è non di rado condizionato da una scarsa
empatia con il punto di vista del bambino e da un vertice di
osservazione che privilegia l’identificazione con l’adulto, se
ci si accorge
che le istituzioni scolastiche, educative, sociali, sanitarie
giudiziarie, al di là dei principi enunciati e delle finalità
dichiarate, calpestano spesso nella quotidianità i diritti e i
bisogni dei
bambini, se si riconosce che le istituzioni politiche ed
amministrative tengono assai poco in considerazione gli interessi
della popolazione di età inferiore ai 18 anni, siamo spinti
inevitabilmente verso un’impegnativa e faticosa messa in discussione
di noi stessi, dei nostri schemi e privilegi, delle nostre abitudini
mentali e sociali.
TESTI
|