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Dal 2004 abbiamo sviluppato esperienze di
sostegno e trattamento individuali con gli ex detenuti
all’interno del
Progetto Logos, promosso dalla Compagnia di S.
Paolo per il sostegno e il recupero degli ex detenuti. Abbiamo
iniziato a occuparci di interventi di
mediazione familiare con gli ex
detenuti bisognosi di affrontare problemi e conflitti con il
contesto familiare nella difficile fase di reinserimento dopo
l’uscita dal carcere.
Abbiamo sviluppato esperienze di
psicoterapie dei sex offenders all'interno del carcere nella Casa Circondariale
di Teramo (nel progetto del Centro per l’età evolutiva di Scerne
di Pineto (TE) supervisionato dal dott. Foti), un progetto
fondato su trattamenti di psicoterapia individuale. Abbiamo
avviato, dentro al Progetto Spiragli, esperienze di
lavoro di gruppo all'interno del carcere e stiamo portando avanti, dentro
al Progetto Logos, psicoterapie con sex offenders all’esterno
del carcere con un tentativo di costruire collegamenti tra
l’interno e l’esterno del carcere.
Perché ci occupiamo di sex offenders e di autori
di reati violenti? E c’è contraddizione tra il lavoro
psicologico e psicoterapeutico con i perversi, con i violenti,
con i pedofili, con gli abusanti da un lato e il nostro impegno
dall’altro per le vittime di abuso sessuale, per le madri delle
vittime di abuso? Non c’è contraddizione in realtà perché il
nostro atteggiamento emotivo e il nostro intervento pratico
risponde sempre alla scelta di stare dalla parte dell’infanzia,
dalla parte dei soggetti più deboli, più fragili.
Stiamo dalla parte dei bambini sedotti dai
pedofili, imbrogliati e confusi dall’incesto, irretiti dalle
sette, vittimizzati dal maltrattamento fisico, dalla parte delle
donne stuprate e colpevolizzate, delle persone traumatizzate a
seguito di reati violenti e nel contempo stiamo o tentiamo di
stare dalla parte dell’infanzia umiliata e dissociata degli
autori di reati, dalla parte della loro bisognosità negata che
si è trasformata in agito di sopraffazione e di
strumentalizzazione, in rovesciamento dell’antica e dell’attuale
fragilità in violenza e in perversione.
Non c’è contraddizione perché nella
psicoterapia degli autori di violenza lavoriamo per il superamento di una
massiccia e coerente negazione della sofferenza che hanno
arrecato agli altri e della sofferenza che è stata arrecato a
loro stessi.
Alla psicoterapia dei sex offenders siamo
arrivati partendo dall’impegno a comprendere l’impotenza e lo
strazio delle piccole vittime d’abuso sessuale. Al lavoro di
recupero dei detenuti anche quelli che si sono macchiati di
gravi violenze siamo arrivati a partire da una comprensione dei
danni che produce la violenza sui bambini e più in generale sui
deboli.
E ci siamo arrivati attraverso un percorso che ci
ha insegnato a riconoscere e rispettare le emozioni delle
vittime e della madri della vittime nell’intervento di
prevenzione e di cura, ricercando quella prospettiva vitale di
consapevolezza e di cambiamento, chiamata
intelligenza emotiva.
Questa prospettiva si apre quando la mente abbraccia il cuore,
quando la mente incontra i sentimenti e quando la ragione
dialoga con gli affetti. E dall’intelligenza emotiva possono
derivare varie sollecitazioni, teoriche e pratiche,
indispensabili a coloro che hanno a cuore le piccole vittime di
abuso sessuale e a coloro che hanno a cuore gli stessi autori
della violenza. Bisogna infatti avvertire un interesse profondo
anche per questi ultimi. Averli a cuore, visto che parliamo di
intelligenza emotiva, vuol dire sentire, pensare ed integrare
rabbia e pena nei loro confronti. O meglio indignazione e pena.
Pena e tenerezza hanno senso perché si tratta di
persone con storie devastanti alle spalle, persone che possono –
a certe condizioni e sempre conflittualmente – mettere in
discussione il loro diniego e la loro onnipotenza, riattivare
una
scintilla di fiducia nella relazione interpersonale. Possono
in qualche caso contattare e comunicare le proprie componenti
infantili, fragili, impotenti sottese alle maschere, minacciose,
disgustanti e deformanti, di ricerca del dominio e di
sessualizzazione con cui si ricoprono.
L’indignazione è indispensabile per poter fermare
i sex offenders, e fermarli è l’avvio della cura, la premessa
obbligatoria. L’indignazione è indispensabile per non farsi
manipolare dal paziente perverso, per non rischiare mai di
dimenticare la pericolosità dei suoi atteggiamenti e dei suoi
comportamenti, la sua pervicace tendenza ad usare chiunque, ed
in primis il terapeuta stesso.
L’intelligenza emotiva può sostanziare la linea
teorica e metodologica che stiamo cercando di elaborare e sulla
quale fondare la psicoterapia dei sex offenders: a questo tema
abbiamo dedicato una dispensa dal titolo “
Psicoterapia dei sex offenders e cura delle emozioni”, a cura di Claudio Foti e
Simona Iacoella.
L’intelligenza emotiva è la prospettiva culturale
e relazionale che può risultare alternativa alla cultura della perversione, alla cultura del narcisismo e alla cultura della
violenza che dilagano nella nostra società. La pedofilia informatica è una delle svariate manifestazioni della cultura
emergente della perversione
Può sembrare un’utopia l’intelligenza emotiva in carcere, ma non è così: questa proposta culturale e mentale può
entrare e, pur tra prevedibili resistenze dei detenuti e
dell’istituzione, può essere presentata e praticata.
L’intelligenza emotiva può fondare una proposta
di
formazione sui temi del trattamento sociale, psicologico ed
educativo degli autori di reati per favorire un’attivazione
cognitiva, ma anche un’attivazione soggettiva ed
intersoggettiva, non solo lo sviluppo di competenze tecniche, ma
anche lo sviluppo di competenze emotive e relazionali degli
operatori, chiamati ad interagire con soggetti violenti o
perversi.
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