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Sportello di
ascolto per
genitori
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1. Ascoltare i genitori
perchè imparino ad ascoltare i figli
Proponiamo un Servizio d’ascolto
nella scuola, perché nella scuola e nella famiglia che accede alla
scuola c’è bisogno massimamente di ascolto. La scuola è
un’istituzione che ha una finalità di trasmissione di contenuti
culturali. La famiglia è un’istituzione che ha una finalità di
proposizione di contenuti educativi. Ma questa trasmissione e questa
proposizione (di cui gli adulti dovrebbero essere capaci) non
possono avvenire se nel contempo questi adulti - chiamati al compito
di guidare, di “educare/e-ducere”, condurre fuori i bambini da una
condizione di ignoranza/minorità - non sono capaci innanzitutto di
ascoltare, di porsi in una posizione di recettività e di
comprensione nei confronti dei bisogni e delle comunicazioni dei
soggetti in età evolutiva. Non c’è autorità senza servizio, non c’è
guida senza comprensione, non c’è educazione senza ascolto.
Il significato del termine ascolto
tende ad essere spesso distorto nella nostra cultura. Il genitore o
l’insegnante che si lamentano che i bambini o i ragazzi “non
ascoltano”, pensano prioritariamente di dover essere loro stessi
“ascoltati” e ritengono di non esserlo abbastanza, pensano di dover
essere seguiti nei loro principi e nei loro modelli di comportamento
prima ancora di porsi il problema della propria capacità di
ascoltare, pensano di dover essere innanzitutto obbediti dai figli o
dagli allievi prima di essere loro stessi a contatto con le esigenze
di quei bambini e di quei ragazzi, prima di acquisire/recepire le
informazioni necessarie sulla condizione di vita e sulla situazione
emotiva di quei bambini e di quei ragazzi. L’ascolto nella nostra
società tende ad essere concepito come “audience”, come criterio di
potere, di influenza, di capacità di ottenere consenso dagli altri,
come capacità di condizionare gli altri piuttosto che come servizio
nei confronti di chi è debole, di chi chiede di essere sostenuto
nella propria crescita, di chi chiede di essere conosciuto,
compreso, ascoltato appunto, nelle proprie richieste e nelle proprie
difficoltà.
Proponiamo un
Servizio d’ascolto per evidenziare anche sul piano terminologico e
d’immagine come l’ascolto sia una posizione che si colloca
esattamente all’opposto della posizione di potere, di pretesa, di
strumentalizzazione dell’altro. L’ascolto inizia quando accettiamo
di fare silenzio per rispettare e comprendere l’alterità dell’altro,
quando accettiamo di fare entrare nella nostra mente la parola e la
comunicazione dell’altro, pur rimanendo noi stessi, quando
accettiamo di metterci in una posizione di recettività, di apertura,
di accoglienza dell’altro. In effetti il termine “sportello
d’ascolto” potrebbe evocare qualcosa di burocratico, mentre l’idea
che vogliamo trasmettere ai genitori bisognosi essi stessi di essere
ascoltati è che l’ascolto è un’offerta di disponibilità mentale ed
emotiva. E i genitori hanno necessità di sperimentare essi stessi
questa offerta di disponibilità all’ascolto all’interno di una
relazione interpersonale, dove si sentano essi stessi al centro di
un qualche interesse vivo. Crediamo che l’ascolto vada inteso come
un impegno concreto di apertura nei confronti degli stessi adulti
impegnati nella relazione educativa. In altri termini partiamo dal
presupposto che non solo i bambini e i ragazzi, ma anche i genitori,
gli insegnanti e gli operatori minorili hanno un'esigenza
fondamentale di essere ascoltati e presi in considerazione nei loro
problemi. Se gli adulti non sono ascoltati e compresi nelle loro
difficoltà, a loro volta non possono trovare le energie e la
disponibilità per ascoltare e comprendere i bambini.
Il Servizio d’ascolto si rivolge in
modo particolare ai genitori, ma è aperto anche ad insegnanti che
vogliano riflettere su alcuni casi difficili e alcune situazioni
relazionali problematiche e conflittuali che li coinvolgono.
L’atteggiamento nei confronti dei genitori deve essere ispirato da
un impegno di comprensione e di identificazione. Lo psicologo
impegnato nel Servizio d’ascolto non si pone come super-genitore,
non assume un atteggiamento di superiorità e di colpevolizzazione,
senza per questo rinunciare a creare un clima di riflessione
favorevole alla responsabilizzazione e alla messa in discussione.
Il Servizio d’Ascolto si propone di
realizzare le proprie finalità attraverso alcune funzioni:
·
di ascolto e contenimento del disagio
dell'utente; si tratta di far riflettere chi si rivolge al Servizio
per trasformare la preoccupazione in risorsa, per dare una
prospettiva ed una speranza;
·
di informazione sulle risorse presenti sul
territorio relative ai problemi della relazione adulto-minore;
·
di approfondimento riflessivo circa la relazione educativa e di
consulenza attenta alla specifica esperienza e problematica portata
dal genitore.
2. L’ascolto empatico ed
emotivo dei genitori
I genitori hanno un grande bisogno
di essere ascoltati e di essere ascoltati dal punto di vista
emotivo. Talvolta l’incontro con una persona capace di ascolto
empatico, cioè di accettazione, di disponibilità, di vicinanza
emotiva può sollecitare risposte di consapevolezza e cambiamento.
L’ascolto dei genitori può produrre stimoli positivi che determinano
una circolarità dell’atteggiamento dell’ascolto, i cui effetti si
possono registrare nella famiglia e nella scuola.
L’ascolto emotivo ed empatico dei
genitori deve tenere conto di tre elementi.
1) Occorre aiutare i genitori a
comprendere senza eccessivi sensi di colpa i limiti che ogni adulto
ha nella capacità di ascolto dei soggetti in età evolutiva.
L’ascolto è un impegno gravoso e complesso ed è importante
riconoscere i nostri limiti come ascoltatori in quanto individui,
istituzioni, famiglie, comunità. Noi non siamo degli ascoltatori
perfetti ed ottimali dei bambini. Siamo una comunità che ha fatto
dei grandi passi avanti sul piano dei principi, ma abbiamo
tantissimo da fare per l’applicazione degli stessi, in modo tale da
sviluppare risorse di disponibilità di ascolto dei nostri piccoli.
Dobbiamo sviluppare la prevenzione,
investire in capacità di sostenere e di far crescere le competenze
comunicative ed educative dei genitori, investire nello sviluppo
delle capacità di ascolto. Tale investimento può essere molto più
produttivo e più tempestivo che spendere per intervenire
tardivamente sugli effetti distruttivi ed autodistruttivi di
un’evoluzione problematica e sofferente dei figli.
2) É necessario inoltre aiutare i
genitori a migliorare l’attenzione, nel concreto della quotidianità,
al figlio, mettendolo al centro di un interesse rispettoso e
tendente al dialogo. Sviluppare una curiosità partecipe e scoprire
le competenze, le potenzialità di cui i bambini e i ragazzi sono
portatori. Questo non significa scivolare nel permissivismo, che sul
piano pedagogico non sarebbe costruttivo. Non dobbiamo rinunciare al
nostro ruolo di adulti, sapendo dire dei no, dare dei limiti e delle
regole, ma sempre in un contesto attento e rispettoso del bambino e
del ragazzo.
3) Occorre aiutare i genitori a
crescere nelle competenze emotive. L’intelligenza emotiva è la
prospettiva culturale su cui il Centro Studi Hansel e Gretel ha
sviluppato da anni un approfondimento teorico e una specializzazione
operativa. L’intelligenza emotiva è la capacità di mettere in parola
i sentimenti. I sentimenti non sono semplicemente una debolezza, che
minaccia la nostra capacità logica e comunicativa. Dei sentimenti
non bisogna vergognarsi. La vita emotiva è anche e soprattutto una
risorsa. Se impariamo ad utilizzarla, la nostra capacità di
ragionare, di comunicare, di comprendere i fenomeni e di
affrontarli, invece di diminuire, aumenta sensibilmente. Nelle
nostre famiglie e nelle nostre istituzioni educative spesso i
sentimenti vengono accantonati; le prestazioni vengono affrontate
senza costruire dei contesti entro i quali si possa fare riferimento
ai sentimenti. Quando i sentimenti, piacevoli e spiacevoli, possono
essere oggetto di comunicazione e confronto, senza che l’adulto
subito rimproveri e richiami al dovere, abbiamo dei contesti
educativi dove il disagio può essere espresso e quindi più
facilmente individuato, segnalato, affrontato. Il bambino e il
ragazzo sente di poter essere accettato con il suo dolore e la sua
confusione: non deve tenerseli dentro di sé. E non è poca cosa.
3. Tematiche e contenuti del
servizio di ascolto per genitori
In alcune famiglie possono a volte
prevalere la rigidità dei miti familiari, la scelta di valori legati
più alla cultura dell'avere che a quella dell'essere, l'insistenza
sull'immagine ideale o sociale del figlio a scapito dell'attenzione
ai bisogni emotivi e alle risorse del figlio, ai problemi
relazionali, educativi ed affettivi che egli pone.
Sovente il problema delle regole può
diventare un ostacolo nella relazione, vuoi perché le regole sono
assolutizzate e irrigidite, vuoi perché vengono sottovalutate e
manca una necessaria coerenza educativa: i bambini devono essere
aiutati nel loro incontro con l’autorità e con la legge. Se non sono
aiutati con il necessario amore e la necessaria autorevolezza, i
bambini e i ragazzi rischiano di non superare l'onnipotenza
infantile.
Le carenze di identità che i ragazzi
evidenziano non trovano spesso nei genitori e negli educatori
modelli positivi capaci di comunicazione, di negoziazione, di
attrazione.
D'altra parte gli stessi genitori e
gli operatori minorili , oltre ad essere trasmettitori di messaggi
valutanti o svalutanti nei confronti dei minori, si trovano sempre
più ad essere oggetto di valutazione sociale ed istituzionale circa
le loro competenze genitoriale o educativa.
Questa situazione può insinuare negli
adulti penosi sentimenti di inadeguatezza e di incapacità che
possono essere di ostacolo a un approfondimento riflessivo dei
propri problemi relazionali con i bambini e gli adolescenti.
Soltanto se gli adulti si coinvolgono
in prima persona, percependo l’ascolto comprensivo di un adulto
empatico nei confronti dei propri disagi e delle proprie esigenze,
possono intuire adeguatamente le tensioni e le esigenze dei minori.
Soltanto allora essi possono diventare costruttori ed operatori di
una cultura dell'attenzione alle esigenze di affetto e di
normatività connesse ai processi di crescita dei minori.
Ovviamente il problema del rapporto
tra adulto e minore è un problema molto complesso, la cui
valutazione rischia di prestarsi a pericolose semplificazioni, ad
errati atteggiamenti interpretativi, a punti di vista squalificanti
o fraintendenti, quando invece si rende necessaria la disponibilità
attenta e paziente da parte dello psicologo all'ascolto e
all'elaborazione dei messaggi provenienti dalla persona che chiede
aiuto.
Pertanto la consulenza prestata dagli
operatori psicologici ha alle spalle una formazione e una
preparazione adeguata che permette di soffermarsi sui
diversi aspetti della relazione
educativa cogliendone la complessità.
L’approccio
dello psicologo deve oscillare fra l'attenzione alla problematica
dell'adulto e l'attenzione alla problematica corrispondente dei
minori. Un tale approccio può favorire i processi d'identificazione
e comprensione da parte del genitori nei confronti di una
soggettività (quella del figlio) che resta per molti aspetti "altra”
rispetto a quella dell’adulto, ma che proprio per questo motivo
necessita di uno sforzo d’identificazione e di comprensione,
indispensabile per costruire un atteggiamento di dialogo e di
prevenzione.
Questa proposta, rivolta ai genitori,
di responsabilizzazione sulle problematiche dell’età evolutiva, non
vuole idealizzare modelli inarrivabili e perfezionistici di
comportamento adulto nei confronti dei minori, né accompagnarsi a
messaggi di condanna (in chiave moralistica o psicologica) o tanto
meno rafforzare vissuti di colpa o di inadeguatezza.
Tale proposta al contrario deve
essere piena di sollecitudine e di rispetto nei confronti delle
difficoltà, delle ansie, degli “errori” dei genitori e degli
educatori, piena di fiducia e di valorizzazione nei confronti delle
possibilità di cambiamento, nei confronti delle risorse emotive,
affettive, intellettive presenti in ogni adulto.
Le consulenze per i genitori possono
riguardare le aree più varie del disagio familiare e dei figli. Nei
casi riguardanti famiglie in particolare difficoltà (nuclei di
genitori separati, famiglie multiproblematiche, al cui interno
circola violenza psicologica o fisica) sfociare in interventi
coordinati con i Servizi sociali e con la Neuropsichiatria di zona.
Con questa scelta operativa si tende ad evitare interferenze e
conflittualità, definendo obiettivi e modalità convergenti fra
servizi pubblici e privato sociale.
Il Servizio d’Ascolto si rivolge in
conclusione a tutti i genitori in difficoltà, a tutti i genitori che
vogliono confrontarsi, riflettere e mettersi in discussione, a tutti
i genitori che non pensano di avere una ricetta già pronta in tasca
e che non vogliono illudersi che tutti i problemi relazionali e
affettivi che coinvolgono i loro figli debbano per forza risolversi
da soli; a tutti i genitori che non vogliono rischiare che i
problemi dei loro figli si complichino con il passare del tempo. Il
mestiere di genitori è spesso difficile e complesso: tutti possono
essere potenzialmente destinatari di un servizio di ascolto e di una
proposta di riflessione e cambiamento a partire dalla concretezza
dell’esperienza.
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Sportello di
ascolto per
studenti
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1. Contro la solitudine e la
sfiducia
Il Servizio d’ Ascolto per gli
studenti è un grande investimento contro la solitudine che
caratterizza la condizione di molti preadolescenti ed adolescenti
che si trovano spesso in famiglia ( e nelle altre istituzioni
educative ) una grande barriera alla comunicazione del disagio.
Preadolescenti ed adolescenti s’imbattono quotidianamente con
atteggiamenti di genitori ed educatori, caratterizzati dalla fretta,
dall’affanno, dall’ansia di prestazione, dalla tendenza giudicante,
piuttosto che dalla disponibilità all’ascolto.
Nelle nostre famiglie (e nelle nostre
istituzioni) si parla poco di sentimenti. Tutto ciò che riguarda il
disagio, o la relazione interpersonale, che riguarda la violenza, la
sessualità, la morte, la malattia, l’handicap, il conflitto (anche
fra i genitori), spesso è mascherato massicciamente e non è fatto
oggetto di un dialogo sincero e costruttivo tra le generazioni.
Spesso queste tematiche, per le forti connotazioni emotive che
possono sollecitare, sono addirittura negate o tabuizzate. Questo
silenzio produce situazioni problematiche, comportamenti
conflittuali o violenti, che si possono riversare nella scuola,
passaggi all’atto che danneggiano l’evoluzione dei figli, la
socializzazione, l’apprendimento.
Nelle nostre famiglie e nelle nostre
istituzioni, nelle relazioni fra adulti e minori e nelle relazioni
tra gli stessi adulti spesso l’accento è posto sulle prestazioni,
sulle cose da fare (“fare soldi”, “fare carriera”, “fare i compiti”,
“fare le ferie”, “fare la spesa”…), sugli obiettivi da raggiungere:
aspetti certamente importanti, ma che è rischioso scindere – come
invece succede spesso – dalla dimensione del dialogo, dall’esigenza
di comunicazione degli aspetti e dei problemi emotivi in famiglia.
Quando i ragazzi hanno accumulato
varie esperienze di delusione e frustrazione del proprio bisogno
comunicativo di fronte all’atteggiamento poco aperto e disponibile
dei genitori e degli adulti in genere, tendono a costruirsi una
corazza fatta di sfiducia e diffidenza nei confronti del mondo
adulto, fatta di paura di andare incontro a nuove risposte negative
e frustranti alla comunicazione delle proprie difficoltà, delle
proprie debolezze, dei propri bisogni emotivi.
I ragazzi
tendono così a chiudersi, a negare i propri problemi con
atteggiamenti di onnipotenza, di negazione, di sfida o di
provocazione, a vivere ansie e conflitti da soli, a rinunciare
all’elaborazione mentale e riflessiva dei problemi, cercando di
ricorrere a degli agiti, a delle scorciatoie rischiose o
sintomatiche (comportamenti di tipo provocatorio, ribellistico,
trasgressivo, distruttivo ed autodistruttivo…) per reagire alla
incapacità e all’impossibilità di pensare, di comunicare di mettere
in parole i problemi.
Il Servizio
d’ascolto per studenti parte dal presupposto che se viene costruito
un clima di confidenza, di accoglienza, di non giudizio, di
disponibilità a dialogare, noi sollecitiamo inevitabilmente i
bambini e i ragazzi ad esprimere i motivi del loro disagio, piccolo
o grande che sia. É importante sottolineare il fatto che i bambini e
i ragazzi hanno voglia di parlare delle più ampie e differenziate
tematiche del disagio che li toccano da vicino.
Ovviamente è frequente trovare con il
crescere dell’età degli adolescenti atteggiamenti di scherno e
banalizzazione nei confronti dei problemi, di chiusura, diffidenza,
mutismo selettivo nei confronti degli adulti. Quest’atteggiamento è
spesso il risultato di grandi frustrazioni comunicative che si sono
sedimentate nella mente dei ragazzi, ma non dimostra certo la loro
indisponibilità assoluta e la loro chiusura definitiva alla
comunicazione e all’elaborazione dei problemi.
Quando questi adolescenti “chiusi” o
“bloccati” incontrano un adulto che assume un atteggiamento di
disponibilità empatica e di ascolto non giudicante, possono spesso
riuscire a percepire nuovamente quel bisogno (che era stato rimosso,
ma non era certo stato soppresso) di apertura comunicativa e di
confronto con il mondo adulto. Occorre ricordare che la
comunicazione tra adulti e soggetti in età evolutiva nasce
primariamente dalla responsabilità dell’adulto e dalla sua posizione
di disponibilità all’ ascolto. Più in generale la comunicazione
prende avvio non dalla bocca di chi parla, ma dall’orecchio di chi
ascolta.
La comunicazione è favorita
attraverso un atteggiamento competente che evita i giudizi, le
interpretazioni, le consolazioni, le spiegazioni razionali, i
consigli, i rimproveri formulati in modo precipitoso, come modalità
difensiva rispetto all’ascolto accogliente e alla condivisione
empatica delle comunicazioni del ragazzo. Thomas Gordon ha elencato
ben dodici forme di interventi scorretti che costituiscono vere e
proprie barriere all’ascolto, ostacolando, bloccando o addirittura
distruggendo l’intento comunicativo del bambino o dell’adolescente.
In quest’ottica è fondamentale la
competenza emotiva ed empatica dello psicologo che gestisce il
Servizio d’ascolto per studenti.
Se noi diamo ai ragazzi la
possibilità di esprimersi, aiutandoli a parlare dei loro sentimenti
e dei loro disagi, con un ascolto che dia tempo, accettazione e
disponibilità, possono emergere nei nostri interlocutori grandi e
positive risorse comunicative ed elaborative, inimmaginabili sulla
base dei precedenti atteggiamenti difensivi o provocatori dei
ragazzi.
L’ascolto è la
grande risorsa della prevenzione, che permette la rielaborazione del
disagio e del maltrattamento. Un ragazzo che vive una situazione di
disagio, di solitudine, di depressione o addirittura di violenza ha
dentro di sé una grande ed insopprimibile voglia di comunicare,
anche se, nei casi peggiori, in molti luoghi della sua mente ha
perso fiducia in sé stesso, nel futuro, nel mondo degli adulti
circostanti e nella stessa possibilità di comunicare. La voglia di
comunicare tuttavia è una tendenza psico-biologica degli esseri
umani: può essere scoraggiata e frustrata, ma non può essere
cancellata dalla mente umana. Anche il bambino o il ragazzo più
disperato può forse ritrovare una speranza di comunicare a fronte di
un coerente atteggiamento di disponibilità all’ascolto. Vale la pena
ricordarci che quando noi adulti stiamo male e non parliamo, spesso
non è perché non vogliamo affatto comunicare, ma è perché non ci
fidiamo di coloro che ci circondano. Possiamo riscontrare in tutti
noi una tendenza psichica profonda a mettere in parola il nostro
disagio, purché ci sia l’ambiente o l’interlocutore che, invece di
giudicare e pontificare, assuma nei nostri confronti una posizione
di vicinanza e di disponibilità: in questo caso ci viene voglia di
parlare.
Il Servizio d’ascolto per Studenti vuole dunque essere un luogo di
ascolto empatico dove tentare di riattivare il bisogno dei ragazzi
di comunicare con gli adulti.
2. Finalità del servizio di
ascolto per studenti
Obiettivo principale è accogliere le richieste di ragazzi in
difficoltà, prevenendo o rispondendo a situazioni di disagio che
possono ripercuotersi negativamente nella vita scolastica e sociale
dei ragazzi .
Il Servizio d’Ascolto intende essere uno spazio in cui offrire ai
ragazzi la possibilità di far emergere, con l’aiuto di uno
psicologo, desideri, conflitti, ansie, dubbi, timori, difficoltà
che possono venire in prima istanza accolte, legittimate
e condivise, rendendo possibile in un secondo momento l’individuazione
di strategie che possano risultare efficaci per la
risoluzione dei problemi posti.
Per la realizzazione del progetto verrà utilizzato come strumento
elettivo il colloquio individuale e di sostegno. Nei casi in cui lo
ritenga necessario il consulente potrà indicare alcune risorse
esterne alla scuola, nei Servizi del territorio, che possano
fornire al ragazzo un aiuto più specialistico e continuativo.
L’adolescenza è una fase del ciclo di
vita in cui il cambiamento è particolarmente intenso e riguarda non
solo il corpo ma anche la mente: cambiano velocemente ed
intensamente i desideri, i pensieri, le opinioni. Caratteristica
comune ai giovani in questa fascia d’età è la fatica a trovare
significato e riconoscimento di se stessi e dei propri bisogni e
desideri, come pure a proiettarsi in un’identità futura.
L’adolescente si trova a dover
affrontare e adempiere a numerosi compiti evolutivi tra cui il
principale è proprio quello di integrare le molteplici
trasformazioni per costruire una nuova immagine di sé.
Nell’affrontare questi compiti il ragazzo può sentirsi confuso e
disorientato; a questa situazione di caos spesso si unisce la
difficoltà a comunicare e condividere le proprie esperienze. I
genitori diventano infatti figure di riferimento che i ragazzi
tendono, proprio in questo periodo, a non prediligere più come
“confidenti”. Altri adulti di riferimento possono essere gli
insegnanti con i quali però la relazione personale può risultare
difficoltosa per l’aspetto di valutazione implicito nel ruolo stesso
di docente.
Allo scopo di facilitare lo studente
nella comunicazione delle proprie esperienze di crescita e delle
proprie difficoltà, si propone dunque la presenza di una figura
professionale, come quella dello psicologo, che si ponga come
interlocutore adulto esterno al mondo scolastico e familiare,
con la funzione di operare un ascolto delle problematiche di cui lo
studente è portatore.
Nel suo significato autentico il termine “ascolto” rinvia all’idea di
offrire un servizio a qualcuno, manifestando la propria
disponibilità soggettiva a ricevere e ad accogliere dentro di sè
le comunicazioni sia verbali che emotive che
questi ci invia. L’atteggiamento di ascolto è un atteggiamento
essenzialmente mentale, che si esprime tuttavia, sul piano verbale,
nella disponibilità dialogica e, sul piano extra-verbale, nella
postura, nei gesti e nei toni della comunicazione, nella scelta
dello spazio, del tempo che dedichiamo all' incontro, nella
possibilità di darvi continuità. L’ascolto si definisce nella
capacità di recepire quanto l'altro si sente in quel momento di
manifestare.
É molto frequente che come adulti tendiamo ad ascoltare poco gli
altri, tendiamo piuttosto a valutare, incasellandoli in alcune
categorie che ci detta l'esperienza: in questo caso udiamo solo ciò
che conferma i nostri presupposti. Spesso inoltre, nei contatti
della vita quotidiana, ascoltiamo solo apparentemente, perché
in realtà siamo immersi nei nostri pensieri o distratti dalle nostre
preoccupazioni: attuiamo cioè una comprensione superficiale, giocata
a livello razionale, magari anche corretta formalmente, ma non per
questo capace di garantire empatia e capacità di restituzione
significativa al nostro interlocutore che può rimanere solo con il
suo problema e con i suoi vissuti.
Talvolta noi adulti evitiamo di avvicinarci con la parola alla
situazione esistenziale problematica del minore, perchè temiamo
di disturbare, di essere intrusivi, di danneggiare.
In realtà i ragazzi, come del resto
gli adulti, hanno un bisogno immane di parlare di sè e dei propri
problemi, però si autorizzano a farlo soltanto nel momento in cui si
confrontano con un adulto che manifesti la propria disponibilità ad
ascoltarli e che cerchi di entrare in sintonia con il loro stato
d'animo in tutte le sue risonanze emotive, da quelle negative legate
all'aggressività e alla sofferenza, a quelle positive legate alla
gioia e al benessere.
Soltanto in presenza di un adulto
competente e disponibile all’ascolto il ragazzo si autorizzerà a
parlare di sè e delle proprie difficoltà, esplicitando ciò che lo
preoccupa, ciò che lo angustia, ciò che gli procura disagio e
sofferenza.
Se poi prendiamo in considerazione
l’ipotesi estrema che il problema del ragazzo sia conseguenza di un
maltrattamento o abuso, vale la pena ricordare che proprio
l’impossibilità di comunicare e di condividere la propria drammatica
esperienza, insieme alla difficoltà a mettere in parola il trauma
subito, rappresenta il principale fattore responsabile della
continuazione dell’abuso e di tutta la sofferenza che ne deriva .
L’ascolto dello psicologo a scuola
può dunque essere percepito dallo studente non come un aiuto
diagnostico-terapeutico ma piuttosto come un rapporto con un adulto
competente che può aiutare a comprendere alcune difficoltà, più o
meno gravi da superare, ma che non necessariamente sono espressione
di patologia.
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